di Nicola Fusco

Quello che la maggior parte della gente, ed in particolare i comunisti,  non capisce  è in che consista la vera “diabolicità” del capitalismo.

Come lo spacciatore, che prima ci dà la “roba” quasi gratis, e poi, una volta che abbiamo preso il vizio, ci scanna, così ha fatto il capitalismo: prima ci ha inculcato che, se abbiamo le doti, otteniamo in proporzione, e che, a parità di doti, più lavoriamo più otteniamo; poi ci ha abbandonato in balia dei meccanismi duramente concorrenziali del “libero mercato” che ci hanno condotto alla schiavitù del lavoro salariato ed alla “guerra tra poveri”.

Ma non basta! Il capitalismo è riuscito a fare ancora di peggio: inizialmente ha regalato, ad una classe borghese, ovviamente minoritaria, un tenore di vita e di consumo relativamente elevata; poi ha consentito ai membri di questa classe di espandersi numericamente, incrementando ulteriormente e parallelamente sia la loro ricchezza che i loro desideri (anche grazie alla pubblicità ed ai modelli imposti dai mass-media).

Però, il tenore di vita della classe “media” dei paesi sviluppati, benchè venga avvertito sempre più come “modesto”, a paragone delle classi più abbienti e dei modelli di consumo sempre più sofisticati, in realtà non è affatto “ecologicamente sostenibile”, laddove siffatto benessere venisse esteso alla totalità degli esseri umani.

Qui “casca l’asino” dei “rivoluzionari naif”, ovvero di quei poveri illusi che sognano di poter emancipare l’umanità dando a tutti una casettina, una automobilina, un posticino di lavoro, una “settimanella bianca” d’inverno e due settimanelle al mare d’estate, etc. etc.; e tutto ciò solamente liberandosi della parassitaria “classe padronale”, o al limite smantellando gli eserciti, o magari controllando meglio l’evasione fiscale…

Faccio solo un esempio, su mille che potrei farne: in Europa, per ogni due europei, c’è un’automobile; in tutto il mondo ci sono 500 milioni di automobili; se a questo tenore di vita, relativo alle sole automobili, si dovesse condurre l’intera umanità, composta da 7 miliardi di individui, le automobili dovrebbero diventare 3,5 miliardi, ovvero crescere del 700%; questo fatto, a parte assurdi problemi urbanistici, ecologici e di traffico, comporterebbe l’esaurimento di tutti i giacimenti mondiali accertati di petrolio in meno di 10 anni.

Questo, lo ripeto ancora, è solo uno degli infiniti esempi che potrei fare.

E se tra vent’anni dovessimo diventare 9 miliardi, stando a quanto predicono le statistiche demografiche, questa “impossibilità materiale” non farebbe che aumentare.

Fare la rivoluzione non significa, in puro stile “Robin Hood”, togliere il bottino ad alcuni ladroni per diventare tutti ricchi, o comunque benestanti, o almeno borghesi “piccoli piccoli”… significa diventare tutti “poveri”.

Dove “poveri” non significa “barboni”, bensì gente con un tenore ed uno stile di vita che capovolge totalmente tutti i modelli ed i canoni a cui siamo stati sin qui ABITUATI.

Alcuni esempi, tanto per farsi un’idea: l’auto è un lusso, pertanto ci si muove a piedi, in bicicletta ed in autobus; percorsi più lunghi in treno. La carne si mangia una volta la settimana. Niente packaging: si vende tutto sfuso. Si ripara tutto il riparabile, ed il non riparabile si ricicla. Più vestiti e meno riscaldamento. Aria condizionata abolita (si riusciva a vivere anche prima che la inventassero). Orti cittadini ovunque ci sia un pezzo di terra. Etc. etc.

Non è facile neppure immaginarla, una rivoluzione siffatta… figuriamoci attuarla.

E poiché non si può fare ciò che non si riesce ad immaginare, non si farà.