di Giuseppe Ardizzone

La situazione economica mondiale vede in crisi i rapporti commerciali fra gli Stati, con la presenza di segnali d’irrigidimento delle varie posizioni nazionali e lo sviluppo di atteggiamenti conflittuali, che potrebbero sfociare in una vera e propria ampia guerra commerciale.

L’Europa è un grande mercato mondiale e può rappresentare nel futuro un momento di possibile equilibrio e di assorbimento delle tensioni fra gli USA e la Cina; inoltre può rilanciare lo sviluppo anche di aree come l’Africa, oggi in pieno dissesto economico e sociale.

Per l’Italia, mantenere un ruolo attivo ed importante nello scenario europeo, è decisamente importante ed è possibile che ciò avvenga anche affrontando con successo le tensioni derivanti dalla nostra situazione economica e finanziaria complessiva.

I recenti risultati elettorali europei hanno premiato, nel nostro Paese, La Lega di Salvini, che ha ottenuto un’ampia fiducia da parte dell’elettorato, raggiungendo oltre il 34% complessivo dei voti, anche se questo risultato va ridimensionato alla luce dell’alta percentuale di astenuti.

Subito dopo questo successo elettorale, il leader della lega Salvini sta insistendo sulla riproposizione immediata della Flat Tax , sulla ripresa degli investimenti pubblici e sulla espressa volontà di non procedere alla messa in atto della prima clausola di salvaguardia sull’Iva che peserebbe per ca 25MM sulla prossima legge di Bilancio. Ben cosciente che la sommatoria di questi interventi, insieme al rinnovo ordinario dei rimanenti preventivi di spesa incrementerebbero ulteriormente, rispetto al deficit dell’anno in corso, di almeno ca. 40MM la spesa pubblica, pari a ca. il 2,5% del PIL. La prossima finanziaria sarà dunque prevedibilmente un grande momento politico di scontro con L’Europa in cui la Lega cercherà di coinvolgere il M5S nella narrazione della necessità di procedere su questa strada per promettere agli italiani, in cambio, un aumento dei consumi e dell’occupazione complessiva.

La Lega, infatti, continua a sostenere che la Flat Tax permetterà un generale aumento della domanda interna con un conseguente stimolo e guadagno per le imprese; mentre, il ridotto prelievo fiscale consentirà anche una destinazione delle risorse verso l’investimento privato. Come principale effetto di tutto questo, sostengono che avremo una forte crescita del PIL e dell’occupazione, oltre alla possibilità che il conseguente prelievo fiscale sullo sviluppo delle attività e sul maggior numero di occupati possa riequilibrare i conti finanziari.

In realtà, il possibile aumento della domanda interna potrebbe invece incrementare il livello delle nostre importazioni, a detrimento della nostra bilancia commerciale, considerata la maggiore concorrenzialità dei beni prodotti all’estero nei principali settori del consumo privato, dagli elettrodomestici, agli smartphone ai televisori, agli stessi autoveicoli.

Si tratterebbe pertanto di una politica inutile e fallimentare che non consentirebbe la ricapitalizzazione delle nostre imprese e la ripresa dell’occupazione.

La strada da percorrere non è quella di continuare ad aumentare il debito, alimentando ulteriormente l’ingente quota destinata al pagamento degli interessi, ma di coniugare la politica di sviluppo economico con quella di risanamento finanziario.

Il nostro Paese ha bisogno di ridurre il differenziale di ca il 30% con i principali competitors sul costo del lavoro per unità di prodotto agendo sia sul lato del costo lordo dello stesso, sia su quello dell’innovazione tecnologica.

Se diventa urgente una riduzione del carico fiscale, questa misura deve essere pertanto a vantaggio del lavoro e della riduzione del suo costo lordo per l’impresa.

Non possiamo continuare a riproporre una visione ultraliberista   dell’economia quando  diventa sempre più evidente la necessità di un intervento riequilibratore dello Stato sia nei confronti del potere delle multinazionali, che della eccessiva ineguaglianza che hanno portato ad una ulteriore concentrazione delle ricchezze proprio  in  questi anni di crisi economica e ad una situazione di precarietà e sfruttamento della risorsa lavoro.

Un’ipotesi progressista deve pertanto ripartire da una ripresa della produttività del nostro paese ottenuta grazie da un lato  ad una riduzione del costo del lavoro   lordo a carico delle aziende ponendo la tassazione il più possibile a carico della fiscalità generale( aumento del livello di esenzione e riduzione delle aliquote fino a 25.000 euro lordi annui)  e dall’altro ad un massiccio sostegno agli investimenti nella ricerca e innovazione e alle sue concrete applicazioni, in una virtuosa sinergia fra pubblico e privato

Occorrono forti investimenti pubblici produttivi nel campo della produzione di energia attraverso lo sviluppo delle fonti alternative sostenibili e al servizio dell’ambiente, privilegiando le aree del Mezzogiorno.

Intervenire sulla riforma del reddito di cittadinanza trasformandolo in “lavoro di cittadinanza” con la realizzazione di nuove case popolari, riconversione e lavoro nei terreni pubblici abbandonati, difesa dell’ambiente, servizi sociali ai disabili, alle famiglie ecc. ecc. Un’occasione d’ingresso al lavoro, di socializzazione e d’integrazione insieme per lavoratori italiani disoccupati e per immigrati in attesa del loro inserimento nel lavoro a tempo indeterminato.

L’avvio di una nuova politica sociale per la casa e un minimo reddito di dignità.

Realizzare ancora misure di disincentivazione del lavoro precario facendolo costare almeno il 30% in più di quello a tempo indeterminato.

Attivare una lotta senza quartiere nei confronti della criminalità organizzata con un preciso controllo del territorio, specialmente nel Mezzogiorno, per consentire la possibilità di nuove condizioni di vita e di attività in queste aree.

Tutto questo può e deve essere realizzato con:

– una forte riorganizzazione della spesa statale orientandola verso gli impieghi più produttivi e con una riduzione delle spese amministrative grazie ad una vera rivoluzione digitale ed una semplificazione delle procedure

-l’incremento di una tassazione sui redditi fortemente progressiva

-l’incremento delle tasse di successione;

– Una tassa progressiva sui patrimoni immobiliari e finanziari.

– Una tassazione sui margini lordi di fatturato delle multinazionali del web realizzati in Italia

La proposta del Partito democratico deve essere chiara e forte su questi temi.

La seconda questione che deve essere posta al centro della riflessione del PD con grande chiarezza è poi  quella di una concreta e immediata riorganizzazione della sua struttura operativa, utilizzando in modo pieno le possibilità offerte dal web.

Questo può consentire da un lato una maggiore partecipazione attiva politica da parte degli iscritti e simpatizzanti e dall’altro una riduzione dei costi con un minor numero di sedi fisiche territoriali utilizzabili per le riunioni e le attività di più circoli

L’esperienza dei Circoli online è da considerare con attenzione per evitare di realizzare dei grandi contenitori privi del necessario percorso di responsabilizzazione progressiva su cui si attua la formazione della classe dirigente e si realizza una vera e costruttiva partecipazione democratica. 

Bisogna che vi siano meno circoli territoriali ma con una più ampia partecipazione degli iscritti grazie allo strumento digitale.

Si possono anche creare degli strumenti di partecipazione permanente dei rappresentanti dei circoli sia a livello provinciale e successivamente a livello nazionale in raccordo con la stessa assemblea nazionale e/o le conferenze programmatiche.

Ripartiamo subito con le attività e superiamo questo momento difficile per il nostro Paese  e per il nostro futuro.

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