di Giuseppe Ardizzone

Il nuovo film di Marco Bellocchio ” Il Traditore” ci ricorda uno dei capitoli più importanti della lotta alla Mafia nel nostro Paese. Quel momento, forse irripetibile, in cui, grazie alla collaborazione di Don Masino Buscetta, il giudice Falcone riuscì a comprendere le caratteristiche dell’organizzazione criminale ” Cosa nostra” e inferirle un colpo devastante facendone condannare il vertice.
La lotta fra la nuova mafia di Corleone e la vecchia dirigenza palermitana per il controllo della ” Cupola” aveva cambiato le regole del gioco e introdotto il grande affare della droga, che aveva aumentato gli introiti e l’internazionalità di questa organizzazione criminale . I perdenti venivano decimati senza pietà o rispetto per i familiari. In questa situazione Buscetta ritenne che per proteggere la propria vita e quella della sua nuova famiglia che aveva creato in Sud America gli convenisse collaborare con la giustizia.Inizia così quel capitolo di storia Italiana così complesso e importante che Bellocchio ha voluto far rivivere e far conoscere con la narrazione di questo film anche ai più giovani che non hanno avuto la possibilità di vivere quei momenti.Il racconto di Bellocchio si sofferma particolarmente anche sulla personalità , sull’aspetto umano dei diversi protagonisti mostrandone i punti di forza , le debolezze, le evidenti incoerenze . Alla fine “Il traditore” Buscetta appare come quello che, forse meno di tutti gli altri, ha cambiato il suo modo di pensare e di vivere. Ottima, ancora una volta, la prova di attore di Pierfrancesco Favino, che riesce ad incarnare Buscetta con grande credibilità.
Sul finale del film, ho scoperto, con sorpresa e con piacere, che Don Masino Buscetta amava la musica e una canzone che mi piace molto :”Historia de un amor” , ( scritta nel 1955 dal compositore panamense Carlos Eleta Almarán ) che canta nelle ultime scene e questo me lo ancora di più fatto sentire reale ed umano .Certo, come affermava senza mezzi termini Falcone, anche la Mafia dei vecchi tempi delle regole d’onore, quella che non permetteva che fossero coinvolti le donne e i bambini, era composta da delinquenti ed assassini e Buscetta era uno di loro; ma, pur con questa premessa, era nata una certa forma di rispetto reciproco fra Falcone e Buscetta, forse per la lotta comune che, seppur per motivi iniziali diversi, li contrapponeva a “Cosa nostra”.Uniti nel rischio comune della vita che, comunque, avevano deciso di mettere in conto . Questo rispetto farà si che Buscetta , alla morte di Falcone , decida di scoperchiare il livello più alto dell’organizzazione ” Cosa nostra” .Quello che la lega ai poteri forti e alla politica. Buscetta ha avuto la fortuna di poter morire a casa sua per cause naturali e circondato dai suoi cari. Falcone e Borsellino non hanno avuto questa possibilità; ma, sono stati tremendamente falciati da una volontà assassina priva di qualsiasi dignità.