di Fabio Colasanti

Mi spiace rovinare la festa. Intervengo spesso per oppormi alle critiche all’Unione europea che ritengo ingiustificate. Nella stessa maniera voglio relativizzare alcune lodi che mi sembrano eccessive.
Il Fiscal Compact è criticato per alcune ragioni valide, ma molto più spesso per tante che non hanno alcun fondamento. Molti di quelli che inveiscono contro il Fiscal Compact non l’hanno mai letto.
Il Fiscal Compact è molto flessibile e gli scostamenti che abbiamo dovuto fare nel passato per rispondere ai terremoti e quelli che dovremo fare oggi di fronte alla crisi del coronavirus non sono dovuti alla generosità dell’Unione europea o alla capacità negoziale dei nostri governi, ma al semplice fatto che una grossa flessibilità è prevista dalle regole stesse del Fiscal Compact.
Il Fiscal Compact, a differenza del vecchio patto di stabilità, fissa gli obiettivi in funzione dell’andamento del ciclo economico; se l’economia va male si può fare più disavanzo, se l’economia va bene bisogna avere un bilancio in equilibrio o in avanzo (so che questo sembrerà scandaloso a molti italiani, ma l’anno scorso 15 dei 28 paesi dell’Unione europea avevano un bilancio in avanzo).
Ma la cosa più importante è che di fronte a catastrofi esterne non c’è nessun bisogno di “sospendere il Patto di Stabilità”. Le regole del Fiscal Compact escludono dai calcoli le spese che queste richiedono.
Il paragrafo 3 dell’articolo 3 del Fiscal Compact, alla lettera a) dice:
a) per “saldo strutturale annuo della pubblica amministrazione” si intende il saldo annuo corretto per il ciclo al netto di misure una tantum e temporanee;
E alla lettera b) specifica quelle che sono le circostanze eccezionali che permettono delle deviazioni dai percorsi concordati:
b) per “circostanze eccezionali” si intendono eventi inconsueti non soggetti al controllo della parte contraente interessata che abbiano rilevanti ripercussioni sulla situazione finanziaria della pubblica amministrazione oppure periodi di grave recessione economica ai sensi del patto di stabilità e crescita rivisto, purché la deviazione temporanea della parte contraente interessata non comprometta la sostenibilità del bilancio a medio termine.
Oltre a tutto, chi decide sul rispetto o meno del Fiscal Compact sono i ministri delle Finanze dei paesi dell’eurozona. L’intervento della signora Von Der Leyen ha il significato dell’esperto che dice: “State tranquilli, ho verificato ancora una volta le regole del Fiscal Compact e potete sconfinare”.
In ogni caso la signora Von Der Leyen si è sempre mostrata molto comprensiva con il nostro paese (nel corso di un suo intervento recente ha anche fatto lo sforzo di pronunciare alcune frasi in italiano, lingua che non conosce). Ma questo era vero anche per Jean-Claude Junker (quando non era attaccato populisticamente dal nostro governo come tra fine 2015 e l’inizio del 2016).
Nessuno può avere alcun dubbio sul fatto che la crisi attuale sia un qualcosa di eccezionale. Il problema di politica economica attuale a livello europeo non è il rispetto delle regole di bilancio (che hanno tutta la flessibilità necessaria). Il problema è di riuscire a fare qualcosa di eccezionale oggi non previsto dai Trattati.
Al tempo stesso bisogna fare attenzione alle reazioni dei mercati. Le decisioni dell’Unione europea sul rispetto del Fiscal Compact hanno un’influenza trascurabile sul comportamento degli investitori e sull’andamento dello spread. L’aumento dello spread che abbiamo visto nelle ultime settimane non era certo legato alle possibili reazione dell’Unione europea ad una eventuale volontà italiana di fare più disavanzo. Era dovuto alla paura che uno stato con una economia in recessione e la necessità di fare molte spese supplementari potesse un giorno avere difficoltà a rimborsare i suoi titoli.
Se io riesco a convincere il mio medico di lasciarmi superare le soglie di colesterolo che la professione raccomanda, questo non riduce il rischio che io abbia un infarto.