di Salvatore Venuleo

Nella mattinata silenziosa e spettrale prendo il mio boccone d’aria col ragionevole pretesto di buttare nel cassonetto proprio di fronte casa un bel po’ di rifiuti cartacei (giornali). Non mi è sembrato necessario dotarmi di autocertificazione e carta di identità. Però poi mi viene in mente di comprare un pacchetto di veleno legale (sigarette), il cui acquisto, a differenza di mutande e calzini, non è interdetto. Debbo fare neanche 100 metri per raggiungere il tabaccaio. Però un vecchietto (cioè un signore con pochi anni più di me) con maschera e guanti mi ferma. Esercita nei miei confronti la forse malsana solidarietà di difesa dagli “sbirri” (chiedo scusa ai tutori dell’ordine). “Stia attento. mi dice, invisibili, dietro l’edicola, ci sono i carabinieri. Stanno fermando tutti. Le chiederanno perché non ha la mascherina, dove va, etc. etc.”. “Debbo avere la mascherina introvabile? Non credo.” Comunque dovrei affrontare i rimbrotti e rischiare la multa? Decido di no, vilmente o magari per non deludere il vecchietto. Torno a casa.
Mia moglie invece che è una cittadina migliore di me, osservante assoluta di leggi e regolamenti, lei che mi fa una lunga scenata se si accorge che sbaglio qualcosa nella differenziazione dei rifiuti, scende a comprare pane e giornali. E siccome è più empatica di me (benché io lo sia abbastanza) è presa da pena per il giovanissimo giornalaio, così disponibile nell’assisterla per scannerizzazioni o altro, per cui spesso ordinava un caffè nel bar vicino ora chiuso. “Come fai col caffè? Te lo preparo io”. E gli porta una bottiglietta di caffè fatto in casa. “Me lo hai portato davvero”? Per inciso, a Roma si usa sempre il tu, a differenza che nella mia lontana Sicilia.
Nuovo vicinato solidale riscoperto nell’era del coprifuoco.