di Salvatore Venuleo

Nulla da obiettare al “promossi tutti” che si annuncia. Inevitabile. Però. L’emergenza ha evidenziato che gli studenti italiani non sono tutti eguali nell’emergenza educativa. Sì, lo sapevamo anche prima che non sono eguali. Ma andavamo avanti come se non lo sapessimo. Nelle classi il figlio di famiglia abbiente aveva gli stessi libri del ragazzo di famiglia non abbiente e sentiva le stesse parole dallo stesso professore. Penso che noi – il ceto medio, diciamo, quello che popola il web ed i social – davamo per scontato che tutti i compagni e le compagne di nostro/a figlio/a avessero a casa un computer o almeno uno smartphone. Invece non è così. Un quarto o forse un terzo non ha a casa un computer. Qualcuno non ha neanche uno smartphone, anche se tutti i ragazzi che conosciamo lo hanno. Ma i ragazzi che conosciamo non sono tutti i ragazzi. Conosciamo gli amici di nostro figlio, conosciamo i figli del ceto medio (nell’accezione più ampia). Fra gli studenti qualcuno condivide lo smartphone con la famiglia. Di fatto tanti non hanno possibilità vera – nè computer,nè smartphone, né spazi agibili in case troppo piccole per le lezioni online. Questa è sembrata una rivelazione. Alcuni studenti hanno famiglie capaci di supportare la didattica a distanza. Altri no. Quello che non vogliamo accettare o scoprire è quello che c’è sempre dietro l’apprendere o non apprendere. C’è una famiglia con strumenti culturali o no. C’è un ambiente, amici di un tipo o di un altro tipo, la ricchezza o la povertà, ma anche certamente bravi docenti o docenti che tirano a campare. Quindi sempre, non solo ora, quando promuoviamo o bocciamo promuoviamo o bocciamo uno studente insieme al suo contesto, società civile e politica comprese. Promuovendo il non promovibile promoviamo surrettiziamente noi stessi e ci assolviamo. Chiudiamo gli occhi e rinviamo il problema. A mai. Bene sarebbe se l’emergenza educativa ci aprisse gli occhi sulle abissali ineguaglianze, ben oltre il possesso o non possesso di un computer. Non esistono eguali punti di partenza. E quindi neanche di arrivo. Ritengo l’art. 34 fra i più deboli della nostra bella Costituzione. Lì dove dice:

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Voglio dire che è troppo difficile essere capaci e meritevoli se privi di mezzi. Che la Scuola possa farsi ascensore sociale e culturale è obiettivo troppo arduo, affidato al Caso: una scuola eccellente, un docente capacissimo o magari un incontro fortunato con una guida educativa incontrata qua o là.