di Salvatore Venuleo

Il demiurgo dava appuntamento ai pianeti dei viventi del mondo ogni millennio. Nel 2050 rivisitò la Terra. Gli umani erano divisi per genere – uomini e donne – e per competenze. Il demiurgo aveva suggerito che ognuno offrisse agli altri quello che sapeva fare e in cambio avesse quello che gli serviva. Aveva lasciato la Terra con lavoratori dei campi, operai dell’industria, ingegneri, medici, insegnanti, etc. Aveva suggerito di utilizzare una merce simbolica – il denaro- per scambiarsi i frutti del lavoro. Lui non dava ordini e lasciava liberi i viventi di fare come credevano, tranne correggere errori vistosi dopo un millennio. Quando tornò sulla Terra, si mise le mani ai capelli. In particolare lo colpirono queste cose:

A. Le terre, le fabbriche, gli ospedali, le scuole non appartenevano a tutti e neanche a chi vi lavorava. Il demiurgo non capiva. Sembrava che alcuni avessero detto “questo è mio”, comprandolo con soldi e nessuno avesse obiettato niente.
B. Le differenze di reddito erano distribuite in un intervallo da 1 a 1 milione. Negli altri pianeti il più ricco al massimo guadagnava il doppio del più povero.
C. Le donne – chissà perché – lavoravano di più e ricevevano di meno.
D. Troppo spesso i lavori più pagati non erano svolti dai più capaci, bensì dai più raccomandati. Ognuno raccomandava i suoi figli e nessuno capiva che il risultato degli egoismi era una catastrofe per tutti. Nelle cattedre universitarie spesso non c’erano i migliori, ma figli e nipoti. E in alcuni casi chi incideva i corpi, i chirurghi, e gli intagliatori di metallo avrebbero dovuto scambiarsi i compiti.
E. I più ricchi non erano quelli che lavoravano la terra o il ferro o insegnavano o curavano. Erano invece quelli che vendevano e compravano denaro, gli uomini della finanza.

Il demiurgo non ottenne ragionevoli spiegazioni. Capì che la pandemia catastrofica del 2020, come altre precedenti, non era stata provocata dal cieco Caso che col demiurgo condivideva il governo del mondo. Era un prodotto degli uomini. Capì che i più forti ed egoisti dominavano la Terra e che i dominati erano distratti o drogati da futili bersagli – l’Europa, gli immigrati, gli zingari e sciocchezzuole simili. Ci fu qualcosa soprattutto che persuase il demiurgo che i terrestri non potevano più essere corretti. La Terra, più che per correggibili egoismi, era ormai irriformabile per la irreversibile epidemia di stupidità: incurabile. Incomprensibile ed ingiustificabile gli apparve che 1/3 dei terrestri consumasse e non lavorasse. “Perché non lavorano, chiese? E come vivono, senza lavorare?”. I governanti spiegarono che non c’era lavoro per tutti. Per rimediare un po’ infatti mettevano in pensione persone ancora valide. Così si liberavano posti, dicevano. Questa cosa strana la chiamavano “quota 100”. “Ma come, chiese il demiurgo? Molti bambini non hanno insegnanti, molti non ricevono cure, scuole, ponti ed argini dei fiumi crollano. Mi pare che ci sia tanto lavoro. Dovreste chiamare lavoratori da Marte. E come si procurano da mangiare, come vivono quelli che non lavorano”? “Rubano oppure ricevono sussidi, risposero i governanti”. “Cioè preferite che rubino o che ricevano sussidi piuttosto che impiegarli negli infiniti lavori da fare?- chiese il demiurgo” Ma non attese risposta. Scatenò il diluvio per poi riavviare un nuovo inizio, ripopolando la Terra con la razza dell’homo intellegens.