di Fabio Colasanti

La Francia e la Germania hanno annunciato le linee essenziali di quella che secondo loro dovrebbe essere la seconda parte della risposta europea alla crisi creata dal Covid-19. Quello che hanno annunciato oggi alle 17.00 sarà proposto a tutti i 27 paesi dell’Unione europea. Hanno detto di aver elaborato la loro proposta parlandone con i principali paesi coinvolti: Italia, Spagna, Olanda ed altri. Ne hanno anche discusso con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ed il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.
L’elemento centrale della proposta consiste nell’emissione da parte della Commissione europea di titoli a medio-lungo termine per 500 miliardi di euro. I fondi confluiranno in un fondo che servirà a finanziare spese comuni da effettuare soprattutto nei paesi più colpiti dalla crisi del Covid-19. Il rimborso di questi titoli sarà effettuato dal bilancio comunitario (e quindi da tutti gli stati membri secondo la loro chiave di ripartizione al bilancio UE) che potrebbe anche essere alimentato da eventuali nuove risorse proprie che possano essere identificate e decise.
Le spese dovrebbero permettere una migliore preparazione di tutti i paesi europei a far fronte a nuove eventuali crisi sanitarie; dovrebbero essere spesi “nelle regioni e nei settori più colpiti dalla crisi”. Emmanuel Macron ha anche menzionato la possibilità di dare più competenze all’UE nel campo della lotta contro i pericoli sanitari. I fondi dovrebbero accelerare la svolta “ambientale” dell’economia europea. Inoltre dovrebbero essere utilizzati per rafforzare l’uso delle nuove tecnologie e per aiutare a riorientare lo sviluppo dell’industria europea. L’Unione europea non dovrebbe, secondo Emmanuel Macron, diventare più protezionista, ma essere più attenta nella difesa dei suoi interessi. La cancelliera Merkel ha sottolineato che i paesi più colpiti dalla crisi riceverebbero spese in misura superiore al loro contributo al finanziamento del fondo.
L’annuncio è molto importante. Anche se i fondi saranno probabilmente gestiti attraverso un fondo separato dal bilancio UE, l’iniziativa significa un finanziamento in disavanzo di spese comuni per 500 miliardi di euro; una violazione quindi dello spirito, se non della lettera, dell’obbligo di bilancio in pareggio contenuto nell’articolo 310. Vedo già alcuni preparare dei ricorsi di fronte a delle corti costituzionali.
Quanto questo programma di spesa possa significare per i paesi che ne beneficeranno maggiormente dipenderà dalla ripartizione effettiva delle spese tra i vari paesi. Per l’Italia, facendo l’ipotesi che possa ricevere spese tra una volta e mezzo e una volta e tre quarti la sua chiave di contribuzione al bilancio UE (ossia che possa ricevere tra il 20 e il 23 per cento del totale di questa nuova spesa) questa proposta significherebbe un trasferimento netto tra i 35 e i 50 miliardi di euro per la durata di vita del fondo. Molto dipenderà però dalla capacità effettiva del nostro paese di spendere effettivamente queste somme. La Germania contribuirebbe a questa spesa per una cifra leggermente superiore al beneficio netto per l’Italia. Il contributo dell’Olanda potrebbe essere tra i 9 e i 13 miliardi di euro.
Ma per poter fare vere previsioni bisognerà aspettare l’elaborazione di una proposta formale da parte della Commissione e vedere se alcuni dei paesi che finora si erano mostrati molto recalcitranti avranno il coraggio di opporsi a questo forte “invito”.
La proposta supera le aspettative di molti, sicuramente le mie. I 160 miliardi di fondi raccolti sul mercato e da destinare a spese comuni del documento interno della Commissione europea del 22 aprile scorso sono diventati 500.
Oggi Angela Merkel e Emmanuel Macron hanno dimostrato di avere ancora un peso sulle rispettive scene politiche nazionali e che l’asse franco-tedesco è ancora in vita.