di Giuseppe Ardizzone

Fabio Grassadonia e Antonio Piazza ,con il loro secondo lungometraggio ” Sicilian Ghost Story “, ritornano a parlarci di mafia non limitandosi a raccontarci del delitto, ma, soprattutto, dell’incontro dello stesso con il sentimento d’amore, che rende evidente ai nostri occhi la follia e la vergogna dell’azione mafiosa.
Nel loro primo film ” Salvo” (2013) il protagonista , un killer di mafia, rimane sconvolto e, soprattutto, trascinato da un sentimento d’amore e di protezione verso una povera ragazza, cieca dalla nascita, che miracolosamente riacquista la vista quando “Salvo” le passa sul viso le mani sporche del sangue del fratello che aveva appena ucciso.
In ” Sicilian Ghost Story” Fabio Grassadonia e Antonio Piazza si ispirano liberamente al racconto ” Un cavaliere bianco” di Marco Mancassola per scrivere e dirigere le vicende del rapimento ed il successivo omicidio di Giuseppe Di Matteo ,un ragazzo di 13 anni , colpevole solo di essere il figlio di Santino Di Matteo, collaboratore di giustizia e teste chiave nel processo contro Giovanni Brusca sulla strage di Capaci e sull’uccisione dell’esattore Ignazio Salvo.
Nel film , le immagini della storia reale si mischiano con quelle, a tratti gotiche, del sogno fantastico attraverso cui nella mente e negli occhi di Luna, la ragazzina innamorata di Giuseppe, si cerca, in ogni modo, di ritrovare e salvare il proprio amore. La fine di Giuseppe , tuttavia, è segnata e quando Brusca viene condannato all’ergastolo ordina che il ragazzo , dopo venticinque mesi di prigionia , venga ucciso ed il corpo, disciolto nell’acido, buttato in mare. Quello stesso mare tanto amato da Giuseppe e verso cui si perderà lo sguardo innamorato di Luna nelle ultime sequenze .
Se la morte di Giuseppe risulta razionalmente un vergognoso atto criminale, la stessa diventa ancora più insopportabile guardando la vicenda con gli occhi teneramente coinvolti dal primo amore di Luna . Tutto appare ingiustificabile ed anche privo di qualsiasi decenza di vita. Dobbiamo ringraziare i registi per avere sollecitato nello spettatore questi sentimenti che condannano senza alcun appello l’azione mafiosa.
Il film ha ottenuto il David di Donatello 2018 per la Miglior sceneggiatura non originale a Fabio Grassadonia e Antonio Piazza. Ha poi vinto Nastro d’argento 2017 per la Migliore fotografia a Luca Bigazzi e la Migliore scenografia a Marco Dentici.
Piena di partecipazione e di sentimento la recitazione dei giovani attori protagonisti : Julia Jedlikowska( Luna), Gaetano Fernandez (Giuseppe) e Corinne Musallari( Loredana).