di Giuseppe Ardizzone

Eduardo Scarpetta è stato uno dei più grandi autori, attori e capocomici napoletani della fine dell’Ottocento  ed i primi del Novecento .

Il personaggio da lui creato: “ Felice Sciosciammocca”, divenne così popolare ed acclamato ,nelle rappresentazioni teatrali, da diventare una vera icona che  soppiantò nei gusti della gente , addirittura, il successo della maschera di Pulcinella.

Si passava dalla commedia dell’arte a una forma di teatro più moderna che ammiccava con simpatia alle nuove classi popolari della piccola e media borghesia che erano l’anima della nuova società.  Il 15 maggio 1889 ottenne un memorabile successo con ‘Na Santarella” al Teatro Sannazaro di via Chiaia. La commedia ebbe tali incassi da permettergli di farsi costruire con il ricavato una villa sulla collina del Vomero  chiamata con lo stesso nome: ” Villa La Santarella”, sulla cui facciata principale  campeggiava  la scritta” Qui rido io” che il regista Mario Martone  ha utilizzato come titolo del suo film  dedicato al grande Scarpetta.

Martone riesce a condurci all’interno di una storia che viene rappresentata come un susseguirsi di scene teatrali con una cura ricercata per i costumi curati da Ursula Patzak e la perfetta ricostruzione degli ambienti d’epoca con la scenografia di  Giancarlo Muselli e  Carlo Rescigno.

Molto bella è anche la scelta di utilizzare come colonna sonora un susseguirsi delle più belle canzoni napoletane  in armonia con i sentimenti espressi dai personaggi nelle varie scene.

Scarpetta era un grande autore , un grande attore e il grande capocomico di una vasta compagnia all’interno della quale aveva inserito gran parte della sua famiglia e soprattutto gli innumerevoli figli legittimi e illegittimi nati dalle sue diverse relazioni con le donne della famiglia De Filippo :la moglie ufficiale Rosa , la sua sorellastra Anna  e la più giovane nipote Luisa, da cui ebbe quelli che sarebbero diventati tra i più  grandi attori ed autori del novecento napoletano: Titina , Eduardo e Peppino De Filippo.

Martone ci racconta, grazie alla splendida recitazione di Toni Servillo,  la grande immediatezza comica  di Scarpetta, capace di catturare l’animo popolare con  la sua forza istrionica e  la sua capacità di essere un capofamiglia atipico, ma riverito e dominante, attorno a cui ruotavano tutti gli altri componenti.

La vita dell’artista subisce però una grande battuta d’arresto  quando decide di scrivere e rappresentare una sua parodia dell’opera “ La figlia di Iorio “ di Gabriele D’Annunzio. Questa operazione teatrale segna una fase difficile nella vita personale ed artistica di Scarpetta che viene citato in tribunale, accusato di plagio  per la sua commedia “ il figlio di Iorio” dopo che la sua  rappresentazione era stata interrotta dalle grida e schiamazzi di alcuni suoi oppositori.

Martone ci mostra questa difficile fase vissuta da Scarpetta che lo porterà, pur dopo la vittoria in tribunale, a decidere progressivamente l’uscita di scena  a favore del figlio Vincenzo da lui destinato a prendere  il suo posto  nell’interpretazione del personaggio   di Sciosciammocca.

Una nota interessante del film  è  data anche dall’attenzione per i momenti  della crescita artistica del giovane Eduardo De Filippo, forse il più portato dei figli a seguire la vena artistica del padre come autore. Martone ci ha regalato un film bello formalmente ed intenso nella rappresentazione dei sentimenti e della vita del capostipite di una famiglia che ha segnato la storia del teatro napoletano.