di Mario Basile

La notte avrebbe schiuso i suoi vapori ed emanato i suoi profumi.

Tante parole erano state sparse. Scritte e lette al computer e trasmesse al telefono.

Fluttuavano nell’aria i versi a lei noti, i versi amati che si levavano dai fogli che aveva in mano…

Les sons et les parfums tournent dans l’air du soir…

Versi notturni che lei aveva imparato a conoscere attraverso una lontana immaginazione.

Ascoltava lo sciabordio delle onde sulla battigia.

Aspettava. Istante sopra istante. Inquietudine ed attesa.

Si chiedeva se questo palpitante tempo sospeso avrebbe potuto essere preferito all’indugiata apparizione.

Il buio confondeva la speranza e si adagiava come un liquido amniotico sui flutti.

Le ciel est triste et beau comme un grand reposoir…

Rimanere e restare alla finestra oltre il presente domani si sarebbe forse

rivelato preferibile allo discendere a terra. Se almeno al di là delle possibilità

e forse dell’unica possibilità che l’avrebbe fatta scegliere non sarebbe stato

meglio rimanere a scrutare tra i volti dei passanti che passeggiavano per il

lungomare quello di cui conosceva già le parole e la voce, quello di cui

conosceva l’anima ed i sogni, ma del quale non conosceva la vaporosa

presenza ed il profumo del corpo.

Sa chair spirituelle a le parfum des anges…

Sera dopo sera aveva chattato con lui e poi notte dopo notte aveva sentito

la sua voce roca, ma che le sembrava profumata di sandalo. Un filo vaporoso

come un segnale di fumo si alzava ogni sera e si disperdeva in lontananza nel

silenzio della notte respirandone il colore.

Il est de forts parfums pour qui toute matière

Est poreuse. On dirait qu’ils pénètrent le verre,

En ouvrant un coffret venu de l’Orient…

La notte aveva pettinato i loro pensieri evaporati in parole.

Avevano parlato di musica, di poesia, della loro infanzia, dei loro sogni.

Le loro anime si erano compenetrate, ma i loro corpi non si conoscevano.

Qualche foto trasmetteva segnali di presenza fisica e tra loro aleggiava il

mistero di una presenza che presto sarebbe stata rivelata.

Segnali di fumo nascosti segnavano il loro rapporto ed il miracolo delle

loro conversazioni notturne durava già da quasi due mesi.

Era ormai giunto il momento di conoscersi…

Valse mélancolique et langoureux vertige!

Durante quella sua notturna attesa sulle solitarie rive di se stessa, viveva

momenti successivi trasformandosi quasi in incognita e perdendosi senza

ritrovarsi nei pensieri e nelle emozioni che avevano fatto vivere gli altri e che le

attraversavano la mente quasi a riassumere quell’antico presagio, quell’antico

miracolo di quella frase scritta sul computer quando lei stava ascoltando il

suono di un pianoforte che si intrecciava agli eterei raggi di un “Clair de lune” di Debussy…

Tre sole parole, tre piccole parole che solo lei conosceva da bambina, tre

calde parole che il nonno le sussurrava quando lei stava per chiudere gli occhi.

«Buona notte Ciopper».

Uno sconosciuto le aveva scritte per lei quella prima sera e da allora il

rumore della notte faceva squarciare le onde della sua anima.

E adesso rileggeva le altre parole di quella email:

Non sono solo parole ciò che vorrei sentire da te,

non è quello che io so che tu conosci, ma quello che io so che tu senti…

Conosceva ora quello che aveva perduto, quello che aveva amato ed

aveva perduto, quello che aveva amato e ritrovato, ma erano quelle tre parole

che l’avevano incantata. Non poteva essere un caso e tuttavia lei conosceva

di lui solo la scrittura e la voce.

«Buona notte Ciopper».

E si ricordava di altri versi del poeta di cui lui era un finissimo esegeta.

Je te donne ces vers afin que si mon nom

Aborde heureusement aux époques lontaines…

Vagava così, incorporea ed umana. Si sentiva morire con il cuore agitato

come il mare, ma fermo come la spiaggia e con il corpo vibrante come il

vento che aveva accarezzato nella sera i suoi dubbiosi pensieri cullati dai suoi ricordi di bambina.

Ta memoire, pareille aux fables incertaines…

Continuava a fissare i passanti, scrutando nei loro volti l’anima della foto.

Le arrivò ad un tratto uno squillo. Non rispose. Lo vide da lontano. Era

sudato. Camminava piano e sorrideva timidamente.

Gli sarebbe piaciuta? Le sarebbe piaciuto?

Conosceva le sue parole, conosceva i suoi desideri, ma i loro corpi

avrebbero ritrovato le vibrazioni dell’anima?

Anche i pensieri di lui evaporavano il loro madore nell’oscurità.

Chaque fleur s’évapore ainsi qu’un encensoir…

La musica della notte evocava le note ed i suoni che erano stati uditi da

tempo e che ad un tratto sembrava che non fossero mai stati abitati. Esisteva

solo quell’istante che trasformava d’un tratto il suo corpo in un tremito, quando

sentì il calore di lui farsi parola e sussurrarle con tenera dolcezza:

Ora non devi far altro che chiudere gli occhi, allungare le mani e toccarmi,

tenermi stretto e non lasciarmi mai. Ora voglio che, senza le tue parole,

io possa capire quello che tu provi, così non dovrai dirmi che mi ami

perché lo saprei già…

Adesso la brezza marina alitava sui suoi dubbi disciogliendo i suoi vaghi

timori. I fiori nella sua mano si dischiusero quando lui li sfogliò e si trasformarono

in un sussurro:

«Buona notte Ciopper».

Ce soir, la lune rêve avec plus de paresse…

La notte avrebbe schiuso i suoi vapori ed emanato i suoi profumi.