di Mario Pizzoli

I risultati di un sondaggio effettuato per SkyTG24 sui giovani (16-25 anni) ci regala interessanti prospettive e conferma quanto questo settore possa essere critico (in tutti i sensi) per i partiti, ed in primis proprio per il Partito Democratico, alla ricerca sia del consolidamento della leadership tra i partiti parlamentari, sia di una linea politica che alle politiche del 2023 possa farlo apprezzare dagli elettori.


1) alla domanda su quanto si sentano valorizzati, più della metà risponde “poco”. Il dato non sembra inaspettato, effettivamente le politiche giovanili, complice anche una crisi economica che solo ora sembra vedere sprazzi di miglioramento, sembrano essere poco rappresentate, incisive e fattuali. Nessun dubbio che i giovani non sembrano sentirsi a loro agio in questo marasma. La fiducia nel futuro appare dicotomica, tra chi ne ha poca e chi ne ha abbastanza, insomma tra “un po’ pessimisti” e “un po’ ottimisti”. Ma niente che faccia pensare al famoso detto “giovane di belle speranze”.
2) Alla richiesta di indicare quali siano gli ostacoli alla valorizzazione dei giovani, la metà risponde che sono trattati da precari, quindi stipendi bassi o ridicoli, e contratti precari e corti. Il 42% si lamenta di pochi posti disponibili per i giovani, che fa scopa con il 38% che vede i posti di potere ricoperti da persone “anziane” Il dato è difficilmente interpretabile visto che l’esperienza in molti posti rappresenta un must, ma d’altro canto difficilmente si arriva a posti di comando quindi si matura l’esperienza, se non vengono offerte occasioni di crescita. A seguire, la scuola che non forma, e le aspettative sociali che non coincidono con la realtà. A questo, occorre rispondere con la rivoluzione scolastica, troppo arretrata, ma anche con la preparazione degli studenti a ciò che il mercato può offrire, per un pronto inserimento nel mercato del lavoro.
3) Ma come valorizzare i giovani? Al primo posto con l’introduzione di un salario minimo, ci dicono. Se il salario diventa dignitoso, si può evitare precariato e sfruttamento, ma ovviamente poi occorre fare i conti con le possibilità che il mercato, come detto, offre. Subito dopo eliminando la piaga del lavoro “nero” di tirocini e stage non retribuiti, vero sfruttamento legalizzato. Un quarto dei giovani pensa che la formazione lavorativa passi attraverso l’educazione scolastica, probabilmente con l’introduzione di spunti di studio sulle dinamiche di mercato, e sui possibili sviluppi di economia sostenibile, oggi totalmente ignorati.
4) Lavoro e salute rappresentano a pari merito (40%) le preoccupazioni maggiori dei giovani. C’è poco da commentare…
5) Alla domanda su cosa piacerebbe loro applicarsi in futuro, i giovani sono piuttosto parcellizzati (e meno male) con leggera prevalenza nella scuola, istruzione e ricerca. Ma tutte le arti sono più o meno ambite da un quinto dei giovani.
6) Avere un lavoro appassionante, e quindi non alienante, e poter conciliare lavoro e vita privata sono alla base delle aspirazioni giovanili, mostrando quindi quanto questa sia alla fine concreta e non da spaccamontagne. Lavoro dignitoso e vita piacevole, di contro allo yuppismo dei decenni passati di fine secolo precedente.
7) quasi il 30% è disposto ad andare all’estero per motivi di studio e lavoro, dimostrando determinazione e spirito di avventura, anche se non sembra essere l’unica via d’uscita alla situazione di stagnazione italiana.
8 ) La sorpresa all’ultimo, dove i giovani, per oltre un quarto, si dichiarano elettori in pectore del Partito Democratico, partito accusato spesso di aver dimenticato i giovani. Questa dichiarazione testimonia una sfida consapevole dei giovani che credono che il partito in grado di valorizzarli meglio in futuro è proprio il PD.
Conclusioni
Le mie personali conclusioni è che si ha a che fare con un popolo ben strutturato, maturo, concreto, con ambizioni giuste e misurate, che chiede al Governo del paese e ai partiti parlamentari di passare dalle parole ai fatti. In questo, il Partito Democratico, più di tutti, deve sentire la responsabilità di rispondere concretamente a questa sfida di dignità per il futuro dei nostri ragazzi.
Bene le prese di posizione sui diritti civili, ma evidentemente il PD deve (DEVE) concentrarsi su un futuro che potrebbe vedere i nostri ragazzi degli eterni precari, un popolo di zombie che lavora per sopravvivere, e che dovrà arraggianrsi quando arriverà il tempo della “pensione” che non tutti riusciranno a guadagnarsi. Ecco, scommettere concretamente sulle politiche giovanili oltre che supportare quelle per gli adulti in difficoltà, è la vera sfida del futuro, in cui i giovani ripongono le maggiori speranze, e di cui hanno maggiormente investito di responsabilità il PD. Non deludere questo popolo che ci ha concesso questo “onore” sarà la vera sfida che il PD, se ne uscirà vittorioso, potrà considerare “qualcosa di sinistra”. Segretario Letta, occorre rendere concreta questa linea politica, e comunicarla agli Italiani. Lo faccia.