di Mario Pizzoli

Oggi sentivo parlare ancora di misure eterogenee di sostegno e di sviluppo, e mi veniva in mente come alcune cose , secondo me (ultimo dei mohicani) servirebbero , dovrebbero essere mantenute e/o ridefinite meglio

1) Il Reddito di Cittadinanza. Non ha senso mantenere un budget per il RdC senza a) dedicarlo esclusivamente a chi un lavoro non può ottenerlo (anziani, disabili, ecc), b) controllare la congruità della competenza (monitoraggio della reale incapienza o disabilità) e c) evitare le storture attuali di competenza ad esempio l’assegnazione ai detenuti o la mancata assegnazione agli stranieri, con regole certe.

2) Bonus per i figli. Non esiste alcuna ragione per elargire soldi in cambio di figli o per sostenere la natalità. Le politiche di sostegno ed impulso alla natalità devono venire a) dalle politiche attive per il lavoro, b) dall’erogazione di servizi utili alla gestione dei bambini (asili nido ad esempio) e c) con la decurtazione dell’IVA dai beni destinati ai bambini o dalla possibilità di togliere le spese per i bambini dall’imponibile in sede IRPEF. I bonus non possono in alcun modo, per quanto generosi, spingere una famiglia a medio reddito a generare prole, perché non possono mai coprire le cospicue spese necessarie. Meglio aiutare nei primi anni coi servizi e le detassazioni, e poi ridefinire il quadro dell’accesso alle borse di studio, all’università e al mondo del lavoro, ad esempio imponendo un adeguato compenso agli stage in Aziende certificate, alle quali si potrebbero rendere deducibili tali spese.

3) Il mondo del lavoro. Le politiche attive sul lavoro sono tuttora latitanti, mentre devono essere al centro dell’operato ad esempio di Confindustria e del Governo. Non solo l’industria deve rendere accessibile il mondo del lavoro ai neolaureati o diplomati, ma deve fornire un quadro aggiornato delle possibilità e delle previsioni di lavoro nel quinquennio successivo. E’ complicato, ma è l’unico modo per formare persone che poi saranno utili alle Aziende nel momento del “bisogno”. Sapere che nei prossimi 5 anni si avrà bisogno non solo di ingegneri o di programmatori, ma anche di costruttori di batterie al litio, o di artigiani del legno, o esperti in vetroresina sarà essenziale per definire l’indirizzo degli studenti invece che parcheggiarli in facoltà ancora in vita solo per i docenti che lì insegnano.

E’ assolutamente importante operare quanto prima a livello europeo per fermare il dumping fiscale, ma occorre anche rendere il regime fiscale attuale in Italia competitivo e attrattivo per le industrie straniere perché nessuna regola burocratica fermerà le delocalizzazioni. Anzi, bloccherà le localizzazioni future.

Infine, occorre pensare a come supportare la responsabilizzazione degli operai nell’acquisizione di Aziende in salute che desiderano semplicemente delocalizzare. Il know how può essere salvato se il business dell’azienda è in salute e chi ci lavora desidera entrare nella gestione dell’azienda stessa. Se questo non fosse possibile, bisogna lavorare all’altro grande problema italiano, la riconversione industriale. Non ha senso salvare aziende che non abbiano un futuro commerciale ma occorre convertirne il potenziale su versanti che lo abbiano supportando il training e la specializzazione degli operai correnti.

Ecco cosa farei s’ì fossi premier”. Magari è tutto stato già pensato, ma ad occhio, mi pare che la direzione sia un’altra…