di Mario Pizzoli

Infuria, dalla scorsa Domenica, una sconcertante diatriba tra Italia Viva e il resto del mondo.

Si votava per un seggio in Parlamento lasciato libero da Gualtieri, divenuto nel frattempo sindaco della Capitale, nel Collegio Roma 1. 185.000 gli aventi diritto. Per capirci, lo 0,4% degli aventi diritto al voto alle politiche o ai referendum in Italia.

Il risultato ha visto prevalere il candidato del Partito Democratico, col 59% dei voti, seguito ad ampio distacco dal candidato del centrodestra, al 22% e di Italia Viva, al 13%.

Fin qui nulla di particolarmente inaspettato in una competizione politica, ma dal chiaro sapore amministrativo, visto che i candidati erano pochi ed erano in corsa individualmente, non il o i partiti che la/lo supportavano.

Alla soddisfazione del PD per la vittoria di un candidato di parte (che ripetiamo va individualmente in parlamento al posto di un parlamentare dello stesso schieramento) si è in qualche modo contrapposto il trionfale coro di Italia Viva, che con i propri dirigenti più in vista, si è lasciato andare ad un bizzarro confronto.

I tweet dei dirigenti di IV infatti dichiaravano più o meno variamente, che loro non erano “quelli del 2% ma quando IV si presenta col proprio marchio improvvisamente IV schizza al 13”.

Questo ha aperto naturalmente con sorpresa la settimana che prelude alle votazioni del PdR, dove IV è impegnata a cercare di ottenere il massimo profitto dal proprio peso parlamentare, del tutto diverso da quello territoriale, quasi inesistente. Sorprende ancora di più la presenza, in questo coro, di uno come Marattin, che di numeri di solito se ne intende.

Qualche considerazione.

1) come è possibile confrontare due tipi di votazioni così diverse, come un sondaggio, che di solito da dei trend, ma è basato su criteri di rappresentatività oggettiva del campione, con un voto così circoscritto basato sul caso (demograficamente parlando) e più simile ad un voto amministrativo che non ad un voto politico? Spiazza non tanto l’idea che Casini possa aver ottenuto il 13% (non so se è poco o molto) quanto che questo dato sia riportato, impropriamente, a livello nazionale, confrontandolo con il risultato dei sondaggi, che a questo scenario si riferiscono. La statistica richiede criteri precisi, per avere valenza e rappresentatività, altrimenti si parla di numeri a casaccio.

2) “Si ma il PD non era da solo ma in coalizione”. Falso, il simbolo era del PD, mentre la destra era in coalizione. Potremmo speculare che, come ad Ottobre, ci sia stato un sodalizio tra Calenda e Renzi esattamente come immagino che ci sia stato tra PD e M5S, ma sono appunto speculazioni. Il simbolo di PD e IV era da solo. D’altra parte, se come pensa IV, il M5S si è dissolto (contrariamente ai sondaggi che lo riportano ancora tra 13 e 15%) non si vede che apporto possa aver dato, mentre visto che IV dice che il centro liberale vale sopra il 10%, questo potrebbe significare appunto che il risultato di Casini non sia individuale, ma frutto di una convergenza di tutte le forze liberali, smontando quindi la teoria del “ero da solo”.

3) “Ma i sondaggi sono farlocchi”. I sondaggi, sebbene non possano essere letti alla lettera, sono realizzati con criteri statistici e di rappresentatività del campione. Devono essere letti come trend, come andamento che aiuta a capire la direzione di marcia. Se da oltre un anno ad oggi, IV risulta essere in oscillazione tra 1,5 e 2,5% in tutte le rilevazioni statistiche di tutti gli istituti di sondaggio e ricerca, qualcosa vorrà pur dire. E’ impensabile dare credito all’atteggiamento vittimistico di IV per cui tutti dicono falsità sulla reale presenza del partito sul territorio. D’altro canto, a) alle regionali dello scorso anno, il voto pesato di IV era intorno al 2.7% e, b) “casualmente”, alle amministrative di Ottobre IV ha partecipato sempre “nascosta” in liste “civiche” che di civico avevano ovviamente ben poco essendo del tutto politiche. Se Renzi, che i sondaggi li guarda eccome, avesse fiutato un risultato positivo alle amministrative, avrebbe partecipato col suo simbolo. Se non lo ha fatto, ha ritenuto che i risultati avrebbero purtroppo per lui, confermato il posizionamento nazionale intorno al 2%.

4) il consigliere Casini, nella lista Calenda, lo scorso Ottobre, ottiene l’1,5% confermando (essendo chiaro il suo partito di riferimento) che il peso di IV rimane quello che i sondaggi gli attribuiscono.

La mia personale interpretazione è che la partecipazione di Valerio Casini, che aveva dichiarato di voler e poter vincere, con il simbolo di IV è stata un’operazione di Marketing. Nessuno si sognerebbe di ritenere un grande, straordinario risultato arrivare terzi al 13% dove il primo arriva al 60% e il secondo al 22%. In realtà, secondo me, non aveva alcuna possibilità di vincere, ma di fare un risultato che avrebbe permesso a Renzi di fare ciò che sta facendo, propaganda sulla propria presenza territoriale che, ahimé per lui, rimane inchiodata al 2%. Non credo affatto che Renzi, per quanto affabulante comunicatore, potesse pensare ad una vittoria del proprio candidato, ma sapeva dai sondaggi, che avrebbe superato la soglia psicologica del 2%, e quindi avrebbe potuto spendere quel risultato in maniera molto spregiudicata. Rimane il rammarico per l’uso così tattico della politica, da parte di un senatore che non esita a credersi Churcill o a spacciarsi per lui, in un mondo, lui pensa, di “populisti e nazionalisti” che deve essere, sempre lui pensa, salvato dalla rovina.