di Giuseppe Ardizzone

… Chi cantava in casa sua? «Miserere d’un uom che s’avvia…» Sua moglie? Il Trovatore ?

             Sconto col sangue mio

             L’amor che posi in te!

             Non ti scordar, non ti scordar di me,

             Leonora, addio!

             Si precipitò in casa; salì a balzi la scala; trovò in camera, dietro la cortina del letto, il corpo enorme della moglie buttato per terra con un cappellaccio piumato in capo, i baffetti sul labbro fatti col sughero bruciato; e le due figliuole sedute su due seggioline accanto, immobili, con le mani su le ginocchia, gli occhi spalancati e le boccucce aperte, in attesa che la rappresentazione della mamma seguitasse.

             Rico Verri con un urlo di rabbia s’avventò sopra il corpo caduto della moglie e lo rimosse con un piede.

             Era morta.

Questo brano è tratto dalla novella “ Leonora Addio” della raccolta “ Il viaggio”  ed. Bemporad (1928), XII volume di “ novelle per un anno”, che aveva già avuto la sua prima pubblicazione nelCorriere della Sera, 6 novembre 1910,  e  successivamente  in Terzetti, Treves, Milano 1912.

“Mommina” , la signora morta descritta in questo racconto , aveva vissuto una gioventù piena ed allegra insieme alle sue sorelle; ma, da quando si era sposata, viveva come una reclusa con le figlie a causa della crudele gelosia del marito. Un giorno, frugando nelle tasche di un  vestito dell’uomo, trova un manifestino che annunciava la rappresentazione a teatro de” La forza del destino” .Quanti ricordi improvvisamente sconvolsero il suo cuore! Ricordò le serate a teatro con le sorelle  e la gioia della gioventù. Da quel momento volle rappresentare le opere liriche che conosceva,   cantandole  alle sue figlie perché avessero un’idea di tutto questo . Così, fino alla sua morte mentre cantava  l’aria del  Miserere del “Trovatore” con l’addio a Leonora.

“Leonora Addio “ è anche il titolo del film scelto da Paolo Taviani come  saluto alla memoria del grande Luigi Pirandello e dedicato anche, con una frase che appare nelle prime immagini ,al fratello  Vittorio scomparso  nel 2018.

L’idea della realizzazione di questo film è stata concepita da Taviani già nel 1985,  dopo aver girato Kaos,  ma fu rimandata per mancanza di un produttore in quel momento disponibile. In questi ultimi anni, dopo la morte del fratello, un giorno riordinando  della vecchia documentazione , ritrova un’intervista in cui  egli parlava di questo progetto in maniera così interessante ed articolata da portarlo a decidere di rimetterlo in cantiere.

La prima parte dell’opera cinematografica è dedicata  agli ultimi anni di vita del grande scrittore ,che riceve il premio Nobel per la letteratura nel 1934 e muore nel 1936, ed alla descrizione dei suoi tre funerali, come tappe   del trasferimento delle sue ceneri da Roma ad Agrigento, come da lui richiesto prima di morire.

Sia lasciata passare in silenzio la mia morte. Agli amici, ai nemici preghiera non che di parlarne sui giornali, ma di non farne pur cenno. Né annunzi né partecipazioni. Morto, non mi si vesta. Mi s’avvolga, nudo, in un lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero acceso. Carro d’infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m’accompagni, né parenti, né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. Bruciatemi. E il mio corpo appena arso, sia lasciato disperdere; perché niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me. Ma se questo non si può fare sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti, dove nacqui.”

Sepolto dopo la morte nel cimitero del Verano , solo nel 1947 ,  ritorna ad Agrigento, grazie alla pressante richiesta di un gruppo di studenti e del sindaco della città, dove vengono  ripetuti i funerali .Solo dopo diversi anni, finalmente, le ceneri , racchiuse in una piccola bara,  verranno tumulate all’interno di una roccia nella campagna siciliana.

La descrizione degli avvenimenti  di questa prima parte viene realizzata da Paolo Taviani  in bianco e nero con l’utilizzo di filmati di repertorio  relativi alla premiazione del Nobel ed anche intramezzando la storia con l’inserimento di alcune scene tratte da diversi film del periodo neorealista italiano come  Paisà, L’avventura, Estate violenta ed altri ancora . Questi ultimi soprattutto per rappresentare  momenti della storia italiana che hanno accompagnato il lungo periodo di trasferimento delle ceneri di Pirandello dal momento della morte all’ultima sepoltura.

In tutto il film la presenza della morte è una costante compagna della vita a cui è strettamente intrecciata. Viene vissuta come ricordo che, nello stesso tempo,  è rimpianto di quello che si è perso, ma anche  opportunità di rivivere quello che ci è stato lasciato come dono di vita. In questo senso, personalmente, trovo una strana e bella similitudine fra il tiolo “ Leonora Addio” del film, che ci parla  di una donna che muore lasciando alle proprie figlie la bellezza del canto e delle opere liriche che avevano reso  gioiosa la sua gioventù, ed i racconti , le novelle ed il teatro che Pirandello  lascia ai suoi figli mentre li saluta sul letto di morte ed a noi tutti. In qualche modo Leonora e Pirandello si identificano nel significato del film.

A rafforzare il messaggio vi è poi la seconda parte , questa volta a colori, del film in cui viene rappresentato l’ultimo racconto di Pirandello : “ Il chiodo”, scritto poco prima della sua morte.

E’  l’ultimo dono dello scrittore e ci porta in terra d’America,  a Brooklyn, dove  vive un ragazzo di origine siciliana: “Bastianeddu”  costretto dal padre a seguirlo nel nuovo mondo,  strappandolo letteralmente dalle braccia della madre rimasta in Sicilia. Il ragazzo cresce  con questo dolore dentro che lo tormenta, ma è bravo e capace  ad aiutare il padre nella gestione di un piccolo ristorante che hanno aperto. A questo proposito  è molto bella la scena in cui il giovane “ Bastianeddu” si esibisce ballando al suono di una band  nel locale. Subito dopo, tuttavia,  ecco farsi strada di nuovo il terribile intreccio fra vita e morte: Bastianeddu  si riposa un momento fuori dal locale . Tra la polvere e le case basse della miseria egli sta  seduto  immobile. Il pensiero  corre verso la madre  e rivede lei e  quel fazzoletto bianco  che aveva posto in cima ad una canna che sventolava al vento  salutandolo. Poco prima, un carro, passando, aveva perso un lungo e possente chiodo di ferro che, adesso, Bastianeddu , perso nei suoi pensieri, rigira fra le mani. Improvvisamente, un urlo rauco scuote il silenzio  e una bimbetta dai capelli rossi fa una  sboccata linguaccia  nei confronti di una ragazzina  che le sta di fronte. Le due  corrono l’una contro l’altra, si afferrano, si tirano i capelli , cadono per terra  rotolandosi l’una sull’altra e continuano ad azzuffarsi quando improvvisamente il chiodo stretto nella mano di Bastianeddu si cala con forza  sulla bambina dai capelli rossi uccidendola . Interrogato dalla polizia,  dirà sempre che tutto non è successo per caso . Il chiodo è caduto dal carro “ apposta”  e tutto  è  avvenuto successivamente in un crescendo   capitato “ apposta”. Bastianeddu ,dopo aver scontata la pena, per tutta la sua vita andrà al cimitero  , e siederà accanto alla tomba della bambina da lui uccisa per ricordarla sempre.

L’intreccio tra la vita e la morte, il suo ricordo e la sua attualità fanno parte della nostra vita e ci permette di tenere sempre presenti con noi  i nostri cari , il loro insegnamento e i loro doni ; come intera umanità , grazie agli insegnamenti della storia passata, impariamo a conoscere meglio la nostra realtà attuale.

“LEONORA ,ADDIO”.

La regia ,il soggetto e la  sceneggiatura  del film sono di Paolo Taviani. Il  montaggio di Roberto Perpignani,  i costumi di Lina Nerli Taviani, la scenografia di Emita Frigato e la fotografia di Paolo Carnera e Simone Zampagni.  Le belle musiche originali  del film sono di  Nicola Piovani che ha già collaborato con il regista Paolo Taviani per “La notte di San Lorenzo”, “Kaos”, “Good Morning Babilonia” e “ Il sole anche di notte”.

Tra gli attori mi sembra giusto citare la bella prova  del giovane Matteo Pittiruti ( Bastianeddu)  e delle due ragazzine Dania Marino ( Betty) e Doria Becker ( la sua nemica). Essenziale  ed ottima anche la recitazione di Fabrizio Ferracane,  Claudio Bicagli e Massimo Popolizio.

Il film è stato selezionato in concorso al Festival Internazionale di Berlino del 2022 dove ha ricevuto il premio della Federazione internazionale della stampa  cinematografica .