di Mario Pizzoli

In un senso molto recondito, stirando al massimo la definizione, volando alto e volendo vedere il bicchiere pieno fin dove si può, possiamo dire di essere fortunati.
Almeno io sento di poterlo dire
Ho in mente poche certezze, e molta ansia. Ma una cosa posso considerarla una “quasi sicurezza”: sono più di due anni che viviamo in una bolla di “granitiche certezze” che certezze non sono, assolutamente, ma che ci appaiono, più che prima, come delle verità immutabili. E facciamo fatica a pensare che gli altri non riescano a vedere ciò che vediamo noi come amplissima chiarezza.
Ecco perché mi sento fortunato. Sono grato a me stesso per aver mantenuto un certo senso critico, che mi permette di valutare un po’ meglio di altri cosa sta accadendo.
Spiego meglio quello che potrebbe sembrare un banalissimo atto di uno smargiasso social.
Durante i due anni di pandemia acuta, in preda sostanzialmente alla paura, molti hanno reagito assecondando ogni minimo dettame (a volte schizofrenico, diciamolo), altri, improvvisandosi virologi e epidemiologi, hanno “diffuso verità” che nessun esperto aveva notato prima, altri hanno gridato al complotto, altri hanno, potendolo fare, valutato i reali pro e contro di una terapia medica.
La costante è stata una sorta di scontro tra “religioni” alimentato dalla facilità con cui si può scrivere sui social la propria idea, e da quanto facile, ancora più facile, sia trovare chi la assecondi trovandola geniale.
Ma la medicina, lo scrivevo tempo fa, non è una questione di credo dogmatico. La medicina oggi si basa su dati osservabili e riproducibili. Le ipotesi sono relegate agli studi clinici e gestite da veri esperti, non da “miocuggino”.
Finita l’onda emotiva della pandemia (non la pandemia che è ancora presente) ci siamo trovati di fronte ad un fatto epocale e inaspettato da molti o almeno a cui molti, moltissimi, si trovano impreparati perché mai l’hanno vissuta. Io sono tra questi.
Ma il meccanismo con cui da 45 giorni si commenta questo fatto epocale è in massima parte lo stesso. Smessi i panni del virologo e dell’epidemiologo, l’italiano medio si scopre interventista, pacifista, esperto di geopolitica e di tattica militare. Nessuno che dica semplicemente “c’ho paura”. Ma con il consueto “svegliati, ora ti dico cose che i poteri forti noncielodicono”, si assiste alla consueta lotta tra bene e male, con l’assurda divisione di campi per cui se vuoi la pace sei contro l’Ucraina, mentre se sei con l’Ucraina, sei un guerrafondaio incosciente. Su questo si introduce un concetto sconosciuto ai più, almeno tra quelli che ne parlano, la NATO e luci ed ombre di essa. Perfino l’ANPI sente il bisogno di auspicare che il 25 Aprile non veda sventolare bandiere NATO (come se avessero mai sventolato il 25 Aprile).
Ma io mi ritengo fortunato, e conservo la capacità di gestire le sfumature, cercando di capire cosa succeda, e come si possa reagire.
1) Credo nessuno stia lavorando per la guerra, almeno non direttamente. Biden si lascia andare a commenti che favoriscono gli attriti, certo, ma se i russi commettono atrocità non si può dire che vanno a svernare sul mar nero simpatizzando con gli ucraini
2) La NATO non è gli USA. Gli USA sono parte della NATO, la parte preponderante, ma se gli USA commettono atti impuri, non è necessariamente la NATO a farlo (e i suoi stati membri)
3) Parlare delle ragioni di chi ha invaso non è tabù, al netto però della propaganda e se suffragate dai fatti. Inoltre non hanno alcun valore rispetto all’invasione militare.
In tempo di pace seduti al tavolo negoziale si può parlare di tutto e stabilire come fare per vivere tutti felici e contenti. Invocare presunte ragioni dopo aver bombardato un paese è un atto stupido e palesemente strumentale. Per esteso, chi parla del punto di vista dei russi non è filo sovietico, a meno che non continui a farlo oggi giustificando l’invasione militare.
3) L’ucraina non è pura e vergine, esistono fatti discutibili, ma invocarne la pesantezza per dire che devono essere lasciati al loro destino è palesemente un fatto strumentale che, se utilizzato anche per giustificare la “denazificazione” del paese aggredito, mostra chiari segni di russofilia.
4) Essere per la pace non è uno stato specifico dei saggi. TUTTI sono per la pace, ma occorre capire come questa pace si possa ottenere, se sia giusto eticamente ottenerla in un modo piuttosto che in un altro, e come e cosa si possa fare per mantenerla. Soprattutto la pace si fa tra due o più contraenti, che vogliano raggiungere un obiettivo condiviso. Se tra A e B si vuole sopraggiunga la pace, sia A che B debbono valutare i termini, e poi giungere nel mezzo. Se B non ha interesse ad alcun accordo, o stabilisce che l’unico accordo di pace possibile è che B possa fare come crede indisturbato, allora non è un accordo ma solo un’imposizione o un’assenza.
Ho chiesto più volte a chi, legittimamente, chiede la pace, in che modo possa cominciare un vero negoziato di pace (con obiettivi realistici e condivisibili) con il Presidente russo che ha un obiettivo chiaro e inamovibile da raggiungere entro il 9 di Maggio 2022. Nessuno è stato in grado di rispondermi. Ma in molti mi hanno marchiato, come da copione, come “guerrafondaio” e “incosciente”.
Tutti vogliamo la pace, ma nella vita reale, anche quella di tutti i giorni, “si vis pacem, para bellum”
La vita, a dispetto dei nostri sogni è una lotta continua, contro il fisco, contro i furbetti, contro i prepotenti, contro i razzisti, contro gli omofobi, alle poste, al Ministero, contro i politici e contro i raccomandati. Mai che nessuno, in queste lotte, abbia invocato la pace. I social sono una pessima, enorme cassa di risonanza per chiunque abbia un’idea, e immagini che sia così interessante da essere pubblicata. Perfino questo testo è stato scritto perché possa interessare qualcuno. Ma a dispetto di molti, io non professo verità assolute, ma solo il mio punto di vista. Che vale uno. Ma vorrei che col tempo ci si abituasse a ragionare per fatti (veri e provati) e non per grossolane categorie, altrimenti ci si ritroverà sempre a non ascoltare il prossimo, mentre è banalmente evidente che per poter criticare qualcuno, occorre sapere come la pensi.
Per chi ci crede, Buona Pasqua, e buona lettura.
Per tutti gli altri, buona lettura e meditazione, qualsiasi sia la destinazione finale