di Giovanni De Sio Cesari

I talebani hanno vinto : non c’è dubbio.

Gli afgani quindi si vantano di aver vinto gli Inglesi nel XIX secolo,  i russi nel XX secolo e infine gli americani nel XXI cioè le tre potenze globali della storia da che si è formato l’Afghanistan .

Ma cosa definiamo   vittoria?

In realtà queste tre potenze hanno vinto sempre contro gli afgani e sarebbe una semplificazione dire che Inglesi, Russi ed Americani sono statti cacciati via.

Più esattamente, ad un certo punto, hanno constatato che, data la marginalità dell’ Afghanistan, non conveniva più perderci vite e risorse. Il ritiro di queste tre potenze si configura, allora, come una questione di costi- benefici, in senso alto , si intende.

Bin Laden diceva che avrebbero vinto contro gli Occidentali perché i giovani islamici non temevano la morte, ma i giovani occidentali si.

Ma non è cosi: chiaramente gli Occidentali hanno vinto e i jihadisti hanno perso. In quel conflitto gli americani non temettero le perdite, che comunque furono molto esigue, perché erano in gioco interessi essenziali. Ora si sono ritirati proprio perché hanno considerato che il pericolo jihadista ormai fosse scongiurato.

Per quanto riguarda il terrorismo i talebani non sono jihadisti : vogliono vivere secondo i costumi tradizionali, ma non hanno la visione universale propria dei jihadisti alla  Bin Laden. E infatti sono nemici dell’ ISIS che pure si è infiltrata in Afghanistan; ma, credo che ora saranno debellati. In effetti fu Bin Laden ad aiutare gli afgani e quando gli USA minacciarono la guerra, i talebani si mostrarono disponibili a mandarlo via; ma, gli avvenimenti precipitarono.

Perché allora perdere vite e risorse per modernizzare il paese?

Se non lo vogliono, allora non vogliono.

Come dice Biden: non possiamo combattere al loro posto.

Direi che semplicemente è terminata l’illusione di noi occidentali di destra e soprattutto di sinistra della universalità e superiorità dei nostri valori.

Altri popoli e non solo gli Afgani non credono nei valori occidentali come parità dei sessi, libertà, democrazia, in una parola. modernità.

Noi occidentali siamo convinti che i nostri valori siano universali e autoevidenti: non è così e dobbiamo costatare che dopo 20 anni non si è formato un Afghanistan modernista.

Quello che si imputa a Biden non è il ritiro americano, ma non aver previsto il precipitare degli avvenimenti che ha prodotto la tragedia  dell’aeroporto di Kabul. Ma nessuno lo prevedeva. Ricordo che i Russi si ritirarono nel 1989, ma il governo filosovietico durò fino al 1992. Nessuno prevedeva che un esercito di 300 mila uomini addestrati e ben armati si sarebbero sciolti di fronte a 60 mila talebani armati alla men peggio.

Gli afgani di oggi ,come quelli che combatterono contro i Russi e contro gli Inglesi, pur di non dichiararsi vinti hanno provocato sempre immani disastri alla loro nazione.

Si può chiamare vittoria aver precipitato il paese in rovina?

Dipende, come dicevamo, di che si intende per vittoria.

Lo stesso discorso si può fare per tante altre vittorie nella storia. Ad esempio, nel Vietnam gli americani vinsero tutte le battaglie, infliggendo perdite spaventose a distruggendo tutto il paese. Alla fine si resero conto che non valeva la pena di perderci vite e soldi e si ritirarono Allora i Viet Cong si credettero vincitori; ma, si può essere vincitori se il paese è stato distrutto e si sono avuti milioni di vittime ?

L’ offensiva del Tet è passata alla storia come una vittoria dei Viet Cong. In essa, in realtà, malgrado l’assoluta sorpresa caddero il 90 % degli attaccanti, le posizioni perse furono riprese quasi subito dagli americani , le perdite Viet Cong furono pressappoco 10 volte quelle degli americani. Difficilmente si è visto nella storia un tale disastro e Giap, il vincitore di Dien Bien Phu, ha sempre mostrato il suo dolore. Il problema è che comunque gli americani cominciarono a chiedersi

se era il caso di perdere migliaia di morti anche se i nemici ne perdevano 10 volte tante e conclusero che non ne valeva la pena: la storia dette loro ragione perché il comunismo proprio in quegli anni perse la sua forza propulsiva ( come si disse) e collassò in seguito in tutto il mondo.

In quei tempi, quelli che sostenevano la guerra in Vietnam affermavano che era essenziale alla difesa dal comunismo e quindi bisognava anche morire; i contrari invece affermavano che non era essenziale ( o nemmeno utile) e quindi ingiustificabile morire per esso.

Nella II° Guerra Mondiale, invece, gli americani non si posero il problema delle perdite perché considerarono troppo importante vincere la guerra.

Anche i nazisti e soprattutto i Giapponesi ( molto meno i fascisti) proclamavano che avrebbero vinto perché non temevano a morte e la preferivano all’arrendersi; ma era una posizione irragionevole e comunque perdente, alla fine.

Consideriamo ancora che agli inizi del 43 con la sconfitta di El Alamein e di Stalingrado,  infine con lo sbarco in Sicilia, la guerra era irrimediabilmente perduta per i Tedeschi.

Essi però non vollero accettarlo e continuarono a combattere ancora per due anni, provocando milioni di inutili vittime , distruzioni e sofferenze senza fine. I Giapponesi forse fecero ancora peggio fino al lancio delle atomiche.

Non è questo un atteggiamento ragionevole.

La ragionevolezza impone che, a un certo punto, in ogni conflitto, armato o non, si valutino gli effetti dei propri comportamenti che sono cosa più importante della vittoria e della sconfitta.