di Giuseppe Ardizzone

Cari amici desideravo informarvi che ho scritto un libro sulla storia del Circolo PD online Libertà è Partecipazione che è ora disponibile su Amazon Kindle. Il Prof Pietro Ichino ha scritto gentilmente la prefazione.

Permettetemi adesso di riportare qui di seguito le pagine conclusive del libro in cui espongo delle mie considerazioni sui problemi attuali della nostra società:

“Oggi siamo di fronte ad un problema di ridefinizione complessiva di quelle che sono le idee ed i valori dell’area progressista. Il Novecento ci ha lasciato in eredità la storia ideale , politica e sociale dei movimenti  e delle organizzazioni politiche dei lavoratori formatesi attorno a quello che possiamo definire il pensiero “ Socialista” in tutte le sue varie sfaccettature che vanno da quello cosiddetto socialdemocratico fino a quello comunista rivoluzionario, comprendente anche l’esperienza “ terzomondista”. Insieme a questo, credo che non vada sottovalutata né la presenza dei movimenti politici e sociali di cultura cattolica né quella che è stata l’esperienza interessante del New Deal americano. Siamo chiamati a rileggere quanto è accaduto cercando di capire quello che di meglio va mantenuto e riproposto di quelle esperienze. Sicuramente va ridefinito il ruolo della funzione dello Stato non solo come erogatore di servizi sociali ma anche come interprete delle esigenze della intera comunità nella definizione delle linee di sviluppo economico e sociale. All’interno di questo è necessario riconsiderare l’opportunità che lo stesso sia capace di una seria programmazione e gestione delle attività anche in sinergia con le principali forze sociali del lavoro e dell’imprenditoria privata. Potrebbe essere necessario in molti casi il ritorno dello Stato imprenditore o da solo o in sinergia con i privati quando ad esempio i processi produttivi sono allo stato iniziale in quel settore scelto e non vi è ancora una convenienza economica tale nel mercato da spingere i privati ad agire direttamente. Questo momento è poi particolarmente difficile perché siamo di fronte alla necessità di procedere con celerità a quella che chiamiamo “ riconversione energetica” necessaria per la salute ecologica del pianeta. L’urgenza dettata dalla situazione e la possibilità di utilizzare i fondi europei messi a disposizione del PNRR suggerirebbero di procedere con decisione concentrando in una struttura organizzativa dedicata le competenze ed i poteri pubblici necessari per la realizzazione in tempi rapidi e prevedibili dell’investimento. Tutte questioni che richiedono un complessivo ripensamento sulle forme di organizzazione e gestione del nostro processo decisionale ed organizzativo democratico. Certo è che la questione climatica non può non essere uno dei punti cardini del pensiero progressista del secolo in corso. Stiamo cercando di superare l’emergenza legata alla pandemia del Covid 19 e tentando di affrontare finalmente insieme come Europa l’emergenza climatica che ci troviamo di nuovo a fare i conti con l’insufficienza di una visione generale geopolitica di rispetto, comprensione e cooperazione fra le diverse nazioni del mondo . Acuita dall’emergenza climatica , la forte disparità presente fra le aree di sviluppo e sottosviluppo presenti nel pianeta si è ulteriormente accentuata accrescendo le tensioni fra le nazioni e acuendo i processi migratori che rappresentano di fatto l’unica soluzione immediata possibile per la sopravvivenza di milioni di persone. La risposta inaccettabile di molte forze politiche dei paesi sviluppati è stata ancora quella di alzare dei muri e di voltarsi dall’altra parte di fronte alla loro disperazione . Di permettere che muoiano dispersi in mare senza che si riesca ad affrontare insieme questa emergenza mondiale coordinandoci per offrire loro una possibilità immediata d’integrazione nei nostri paesi e di aiuto in quelli di provenienza. Invece di procedere per la soluzione di questi problemi stiamo invece assistendo al riacutizzarsi delle tensioni geopolitiche internazionali volte al controllo delle risorse del Pianeta , dei suoi mercati , dei territori , delle popolazioni. Tutto questo anche con l’insorgere di confronti armati in alcune aree e con l’avvio di vere e proprie guerre come quella recente in Ucraina senza che si riesca tutti insieme a porci come forze d’intermediazione per la pace.

Rimane a livello internazionale ed all’interno anche delle società industriali avanzate la presenza di una disparità sociale inaccettabile che è alla base della sofferenza di milioni di persone e dei principali problemi di convivenza civile. Le nostre moderne società vedono la presenza di una povertà diffusa che si va ancora accentuando e di condizioni di lavoro sempre più precarie e prive di reali garanzie sociali . Tutto questo mentre aumenta la concentrazione della ricchezza nelle mani di sempre meno parte della popolazione ed in settori come quello finanziario e digitale.

In Italia, in particolare, i nostri giovani vivono delle prospettive d’inserimento nel mercato del lavoro sempre meno sicure e rassicuranti per immaginare il proprio futuro mettendo a repentaglio le loro aspettative di vita , di formazione di nuclei familiari e ripercuotendosi anche sugli indici di natalità. La necessaria esigenza di una gestione flessibile della risorsa lavoro da parte delle imprese non può essere pagata dal singolo  lavoratore ma dovrebbe essere affrontata e gestita dall’intera comunità sociale offrendo da un lato la risorsa flessibile all’azienda ma dall’altro garantendo al singolo lavoratore delle condizioni adeguate di stabilità , di remunerazione e di assicurazione sociale. Non dico che la risorsa lavoro debba essere complessivamente monopolio dello Stato ,che ne possa gestire a quel punto la contrattazione con l’imprenditoria privata ,ma sicuramente questa potrebbe essere una via di approccio per l’erogazione del lavoro flessibile alle aziende che ne fanno richiesta.

La libera iniziativa economica privata è senza dubbio una grande risorsa di ogni comunità sociale ed è forse l’unica realtà che permette nel corso del tempo la presenza dell’innovazione perché non catalogata e definita da una società totalizzante; tuttavia . come recentemente ha sottolineato lo stesso Papa Francesco, la proprietà privata è una bellissima risorsa ed un dono importante purché ci si ricordi sempre che è un bene ed una attività che deve sempre sottostare all’interesse complessivo della comunità a cui si appartiene. Per tutti noi questo è assolutamente ovvio quando pensiamo ad una attività illegale come quelle esercitate della mafia o come chi commercia merci illegali come la droga o alimenti sofisticati ecc.

Dobbiamo imparare ad utilizzare lo stesso criterio per controllare che le diverse attività economiche si sviluppino nel rispetto dell’integrità fisica e personale dei cittadini delle comunità sociale a cui appartengono. Libera iniziativa all’interno del rispetto della vita della società a cui si appartiene. E’ necessario tuttavia che la politica dia queste indicazioni generali. Perché questo avvenga, secondo un livello qualitativamente elevato ed efficace, è necessario che funzioni il processo della partecipazione democratica del cittadino alla vita sociale e politica della società a cui appartiene e che il processo di formazione della classe dirigente sia appropriato e funzionale alla realizzazione di una democrazia reale.

Da dove vengono le idee giuste? Non ho timore di citare un uomo politico, oggi poco interessante, come Mao Tse Tung per affermare che le idee giuste si formano in seno al popolo. E’ all’interno della gente comune che sono presenti i bisogni fondamentali della società e dando loro la possibilità di ragionare ed esprimersi insieme , utilizzando le varie competenze presenti in risposta ai bisogni, è molto probabile che  si comincino a delineare delle risposte e comunque delle importanti proposte di soluzione. Siamo cioè in presenza di quello che molti come Barca hanno definito un processo di” Intelligenza collettiva” di cui dovrebbero essere portatori i modelli organizzativi delle associazioni e dei partiti politici . All’interno di questo processo , attraverso una accettazione di sempre maggiori livelli di responsabilità e di rappresentanza si concretizza la formazione della classe dirigente. Sfatiamo pertanto una volta per tutte il mito che grazie ai moderni processi di automazione digitale sia preferibile arrivare ad un risultato di vasta democrazia diretta perché questo salterebbe e vanificherebbe il necessario processo di progressiva capacità di sintesi , assunzione di responsabilità e lavoro che è alla base della importante formazione ed utilità della classe dirigente. Oggi grazie all’utilizzo degli strumenti digitali, la partecipazione politica del cittadino alla vita delle sue organizzazioni di riferimento può superare i condizionamenti determinati dalle difficoltà temporali e spaziali. Inoltre, il mantenimento in rete delle informazioni sui temi trattati permette la loro successiva e costante elaborazione grazie all’apporto di tutti. Altra opportunità di non poco conto è la possibilità di una riduzione importante dei costi della politica , risparmiando sul costo complessivo delle sedi fisiche necessarie per lo svolgimento delle attività, su quelli ad esempio della pubblicazione e stampa fisica dei contenuti culturali o politici da diffondere e sull’organizzazione di eventi.

Per tutto questo ritengo importante riproporre con forza la nostra esperienza di Circolo online come uno dei modelli organizzativi più importanti del PD e spero che il racconto di questa esperienza e la raccolta dei materiali prodotti possa servire sia a tutti coloro che sono interessati a questa iniziativa sia a chi vorrà crearne una nuova.

I Circoli online possono costituire la prima immediata risposta che i partiti politici possono dare alle persone senza per questo negare la possibilità di accoppiare a questa forma organizzativa incontri sul territorio, eventi ecc. ecc. e tutte le altre tradizionali forme di attività politica. Sarebbe importante arrivare ad una sintesi, almeno a livello provinciale, fra un circolo online e gli attuali circoli territoriali . Per quanto riguarda i circoli su base tematica, lavorativa o generalisti potrebbe esserci invece un’aggregazione libera meno vincolata al territorio e confluente in un coordinamento nazionale, che possa avere poi dei propri rappresentanti in Direzione nazionale.

 E’ importante, comunque, che tutti gli iscritti alle nuove realtà di sintesi possano partecipare alla votazione  diretta dei propri rappresentanti.