di Mario Pizzoli

Cos’è che distingue l’analisi dalla propaganda? E’ l’uso che si fa di un fatto visto nella sua interezza.

Se l’uso è per capire meglio, si è verosimilmente nel campo dell’analisi, se invece l’uso è strumentale per screditare l’avversario, si è prevalentemente nella propaganda.
Un’analisi è tanto migliore quando tende ad interpretare i fatti il meno possibile, al contempo fornendo più spiegazioni, se ce ne sono.
Perché questo preambolo?
Perché credo che le analisi politiche dei politici (scusate il bisticcio) e dei loro supporters soffrono sempre più la strumentalizzazione che è un sottoinsieme della notizia falsa: propongo un fatto accaduto, ma lo presento in maniera che sembri dire altro.
Fin qui nulla di nuovo, ma il fenomeno è più ampio e coinvolge anche i giornalisti, che contribuiscono non già a colmare le lacune interpretative dei discorsi dei politici, ma a fornire la loro univoca interpretazione. Ora, che un fatto politico possa avere un’unica interpretazione, ancorché realistica, è estremamente improbabile.
Sono note le giravolte di politici come Salvini, Renzi, Di Maio, e anche Conte non sembra immune a questa girandola di dietrofront.
Ma è interessante la fenomenologia di quest’ultimo, non tanto perché sia effettivamente immune da tale “difetto”, ma perché più di tutti, grazie ad una propaganda esasperata della cosiddetta “bestiolina” di Renzi, è reso oggetto di sberleffo politico.
Il principale motivo di avversione all’uomo Conte è che non sia non solo l’uomo giusto, ma neanche un politico sotto nessun punto di vista.
Politicamente parlando non mi sento vicino a Conte, anche se è difficile interpretarlo concretamente (almeno se vuoi farlo seriamente) ma trovo che il punto di vista attuale su Conte sia fondamentalmente sbagliato. Nel senso che l’ottica da cui si parte per giudicare Conte è, per il mio modo di pensare, sbagliata e strumentale. Si badi bene, lo si capirà in un minuto, che questo non si applica solo, ma prevalentemente, a Conte. E non solo si parte dall’ottica negativa, ma lo stesso meccanismo di narrazione può essere applicato (e lo nel caso di Renzi ad esempio) per esaltare, piuttosto che sbeffeggiare o delegittimare, il politico oggetto delle attenzioni.
Ascoltavo in radio oggi un giornalista che riferiva il suo punto di vista su Conte dicendo, in buona sostanza, che non vedeva questo avvocato elegante, introdotto in ambienti che contano, come un descamisado capo politico di un M5S “contro”.
Ma il M5S del 2013, quando partirono i vaffa e la voglia di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, è lo stesso del 2022? e il meccanismo di fidelizzazione e di proposizione politica è lo stesso di 10 anni fa? Oggi non esiste dichiarazione che non sia verificabile su Twitter o Instagram. Era lo stesso 10 anni fa? o 20?
Il ragionamento non regge, e l’interpretazione della “fotografia” di Conte a capo del M5S nel 2022 può essere soggetta a diverse letture, tutte ragionevoli, tutte corrette, e tutte meritevoli di ulteriori riscontri. Ma la propaganda renziana ha tutto l’interesse a screditare Conte per ottenere l’attenzione del suo elettorato in uscita, oppure per eliminare il nome di un potenziale concorrente il prossimo anno nell’affollato quanto generico “centro”.
Pensiamo per un attimo ad un Conte che desidera mantenere il potenziale belligerante del Movimento prima maniera, ma facendo tesoro della lezione appresa in alcuni anni di Governo. Allora magari Conte appare meno “inetto” nelle intenzioni di quanto la propaganda voglia far vedere. Naturalmente non sappiamo affatto cosa passi veramente per la mente di Conte, ma certamente non esiste un’unica spiegazione per ciò che fa. Minacciare l’uscita dal governo con ancora comunque un nutrito numero di Parlamentari, ancorché mossa destruente per l’italia, può essere perfettamente in linea con lo spirito primitivo del M5S, ma filtrato attraverso canali di lotta più concreti e parlamentari? All’epoca della crisi di governo in Pandemia, Renzi difese la sua scelta perché in nome degli italiani”, e oggi ci fa sapere che dovremmo ringraziarlo per questo, nonostante sia stato molto pericoloso farlo perché in piena pandemia. Allora perché oggi Conte è invece un inetto irresponsabile e spocchioso che prima se ne va e meglio è? Ecco, la propaganda fa in modo che azioni politiche simili possano essere viste in maniera diversa a seconda di chi le riferisce, o di chi sia il soggetto coinvolto. Perché si mette in relazione il Conte di oggi, diverso anni luce dal M5S del 2013, proprio con quella stagione del Movimento? Proprio perché se ne sfrutta la diversità, e in negativo. In sostanza equivale a dire che sono talmente diversi che non possono, insieme, fare qualcosa di buono. Ma il M5S non è cambiato nel frattempo?
Ma esiste anche l’opposto
Oggi, qualsiasi critica all’operato apparentemente sconclusionato di Renzi termina con la frase “eh ma Renzi ha fatto i diritti civili, ha fatto riforme importanti, ecc”. Ecco il meccanismo è lo stesso, si fa riferimento ad una stagione politicamente lontanissima per affermare che il Politico di oggi, invece, è il migliore perché in passato ha fatto bene. Ma la propaganda ha i suoi limiti, e attecchisce dove c’è terreno fruttifero, dove le regole permettono di insinuarsi. La fidelizzazione oggi è però diversa dal 2013, ma anche dal 2018, appena 4 anni fa. Se da una parte i social hanno avuto parte importantissima nello spostare opinioni, i flussi migratori dal PD alla Lega e al M5S operati in passato hanno svelato che oggi l’elettorato si sposta in base ad altro. Promesse sostanzialmente. Ed ecco perché pur continuandolo a fare, Renzi dichiara di non guardare ai sondaggi, e populisticamente a parlare di cose su cui, politicamente, non può incidere. Renzi face bene perché alle sue spalle c’era un grande partito popolare di centrosinistra e i 50 parlamentari che lo hanno seguito nella sua nuova avventura non hanno portato con loro la dote proporzionale di voti, a significare che non era Renzi come tale a portare voti, ma la stagione positiva che ha caratterizzato. Oggi, più propenso a cercare una presunta (mai attuata) equidistanza da destra e sinistra, finisce per non essere nel il Renzi del 2014, né carne né pesce.
Allo stesso Di Maio, da sempre apostrofato come il “bibitaro”, nel momento in cui decide di sottrarre alcune decine di parlamentari alle decisioni che portano il Governo a rischio tenuta, e avendo quindi apparentemente dimostrato senso di appartenenza alle istituzioni e maturità, non viene tributato il giusto plauso, ma continua ad essere il “bibitaro” che andava coi Gilet Gialli.
Insomma, le analisi vanno fatte per bene, e non bisogna cedere alla tentazione di etichettare tutti con giudizi tranchant, peggio ancora giudizi che alla prova dei fatti potrebbero essere obsoleti e del tutto errati.
L’esperienza francese di Macron, ancora oggi oggetto della propaganda di Renzi, positiva, a esaltarne le gesta politiche, nasce come un’esperienza a forte impulso di rottura, che annienta i socialisti e i Lepenisti all’inizio, per poi rivelarsi un problema quando, da neo liberista riformista, inizia a comportarsi come un qualsiasi leader di centrodestra, tanto oggi da dover fare i conti, con una maggioranza relativa nel governo, con la sinistra, e con la destra estrema di nuovo in forze. Oggi non c’è nulla da “festeggiare” con Macron ma certa propaganda continua a farlo, incurante degli aspetti negativi che invece un’analisi seria avrebbe il dovere di considerare.
La nostra capacità di analisi, seriamente, sta lasciando sempre più allo sguaiato, immorale (politicamente), falso mondo dei social, dove tutto viene tritato, sminuzzato, riaggregato a piacere, per servire polpette rancide ma esteticamente perfette a elettori di bocca estremamente buona e capaci di digerire tutto pur di evitare la fatica di semplici fact checking o analisi variegate.

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