di Giuseppe Ardizzone

Erano i primi anni ‘60 e Roma, con gli studi di cinecittà, era la capitale del cinema italiano.
Per le strade di Via Veneto si vedevano sfilare registi, attori anche di fama internazionale, produttori e tutto un mondo di persone che gli girava attorno: dai giornalisti ai ” paparazzi” , dalle attricette alle comparse ecc. ecc.
La strada divenne il salotto elegante di quella mondanità, con i suoi bar dagli eleganti tavolini all’aperto ed i locali notturni.
A Via Veneto s’intrecciavano storie d’amore , scandali, tradimenti, affari ed idee. Il passaggio e le occasioni di quella che venne chiamata “la dolce vita”.
Si era ormai in pieno miracolo economico ed il neorealismo venne in qualche modo messo da parte. la nuova società opulenta guardava maggiormente all’individuo ed ai suoi problemi psicologici in una dimensione che sarà sempre più avulsa della sua collocazione sociale .
Questo aspetto è già presente nel film di Fellini e Marcello, il protagonista, si distaccherà sempre più dalle sue origini e dalle sue passioni culturali per perdersi in un mondo superficiale, fortemente individualista, a tratti infelice, ma benestante.
Una delle donne di Marcello, la bella ed interessante Anouk Aimée, ne ha forse la piena coscienza. Quando afferma di provare quasi il desiderio di un rapporto d’amore intenso e duraturo con lui, allo stesso tempo, è cosciente di non voler rinunciare all’ebrezza di una passione improvvisa e non programmata, che metterebbe in crisi rapidamente qualunque rapporto.
E’ il primato della soddisfazione immediata rispetto alla costruzione lenta ed impegnativa di qualcosa d’importante, che era forse il tesoro culturale della precedente generazione, pur con tutti i limiti d’ipocrisia possibili e presenti.
Il carrozzone degli avvenimenti, come in un eterno circo , ci trasporterà così, da una scena all’altra, alla ricerca di un continuo divertimento, pieno in realtà di amarezza e solitudine.
La vita proporrà ancora un’immagine di tenerezza e di sincerità a Marcello, nella parte finale, con il volto di una giovanissima Valeria Ciangottini ; ma, lui andrà oltre, ormai disilluso e non più in grado di vivere un’occasione come quella.
Ci sono scene de” La dolce vita “ che sono entrate di diritto nella storia del cinema come, ad esempio, quella in cui si esprime la piena bellezza e sensualità di Anita Ekberg, che invita Marcello a bagnarsi con lei all’interno della Fontana di Trevi.
C’è la stupenda musica di Nino Rota che accompagna le immagini ed i nostri ricordi.
C’è la scena di un clown che si esibisce, con un suo numero di musica e mimica, nel locale notturno in cui Marcello ha portato il padre, di passaggio a Roma, che è da applauso a scena aperta per la sua delicatezza ed intrinseca magia
Fellini ci ha regalato un film che è storia del cinema. ed ha vinto la Palma d’oro al 13º Festival di Cannes e l’Oscar per i migliori costumi. Fellini ha anche ottenuto il David di Donatello per la migliore regia. Ancora una volta soggetto e sceneggiatura lo vedono insieme con Ennio Flaiano e Tullio Pirelli. Alla sceneggiatura collabora anche Brunello Rondi.
Insieme al film sono entrati nella storia del cinema, per la loro interpretazione, anche i protagonisti . In particolare Marcello Mastroianni ( Marcello Rubini) , Anita Ekberg ( Sylvia), Anouk Aimée ( Maddalena), Magali Noel (Fanny), Alain Cuny ( Enrico Steiner), Valeria Ciangottini ( Paola) .