di Giuseppe Ardizzone

Per anni sono stati i racconti degli immigrati europei,  irlandesi, italiani  a riempire d’ immagini e sentimenti  le produzioni cinematografiche americane insieme  alla  crescita  di quello che chiamavano il “nuovo mondo”

Oggi possiamo osservare le stesse emozioni, speranze, nostalgie nella storia di una famiglia di origine sudcoreana che cerca di migliorare la propria condizione economica all’interno di una fattoria situata nelle grandi estensioni rurali dell’Arkansas.   Lee Isaac Chung  ha scritto e diretto il film “Minari” ( 2021)  ispirandosi alle vicende della sua famiglia di origine sudcoreana  e della sua infanzia trascorsa  ad Atlanta e in una fattoria a Lincoln proprio nell’Arkansas  rurale dove è ambientato il film. Potrebbe essere proprio il piccolo David che, ormai cresciuto, ci racconta la sua storia.

Quello che mi ha colpito  nel film è la capacità di farci immergere nella storia  senza usare mai dei toni esasperati; ma, nello stesso tempo, facendoci ritrovare intensamente coinvolti , senza accorgercene, nei sentimenti , nelle speranze e nelle delusioni dei diversi personaggi.

 E’ interessante scoprire  ancora come l’andare in chiesa  possa essere un momento d’incontro e di socializzazione con i residenti americani e come invece vada ricordato che  per tutti i migranti il gusto delle proprie abitudini alimentari e  dei tipici  prodotti vegetali rappresenti una parte  imprescindibile della propria cultura , come anche un semplice gioco di carte come il Go -stop ( molto popolare in Corea).

Non è certo facile  il trasferimento in una nuova realtà ambientale, in un nuovo Paese, anche se  all’interno di un progetto possibile di miglioramento . Nonostante l’accumularsi dei problemi e delle difficoltà finanziarie possa a volte metterci a dura prova, è importante sottolineare come il ruolo della  famiglia possa riuscire in questi casi, mantenendoci uniti , a  rimetterci  in corsa e superare i momenti di crisi.

Dopo la vittoria  agli Oscar 2020 con “Parasite”   il cinema  sudcoreano continua ad attirare l’attenzione degli USA. Questa volta  è  un regista  statunitense,  ma di origini sudcoreane e con una produzione  statunitense, a parlarci di una famiglia sudcoreana in una  storia ambientata  negli USA  raccontata dal film “ Minari  “ che concorre agli Oscar 2021 con ben sei nominations.

Minari ha ottenuto la candidatura per il miglior film, per il miglior regista  e la migliore sceneggiatura originale a Lee Isaac Chung, per il miglior attore a Steven Yeun, per la migliore attrice non protagonista  a Yoon Yeo-jeong e per la migliore colonna sonora a Emile Mosseri.

Oltre ai già citati Steven Yeun ( il capofamiglia Jacob Yi) e  Yoon Yeo-jeong( la terribile nonna Soon-ja)  non posso non sottolineare, anche, la bella prova  d’attore del piccolo Alan Kim nel ruolo di David Yi , di Han Ye-ri( Monica Yi) e di Will Patton  nel ruolo di un veterano della guerra in Corea  che diventa  un aiutante del capofamiglia nel lavoro della fattoria e si mostra come un fervente religioso che, per espiare il suo passato, trascina  una croce di legno in una sua personale processione per le strade della  campagna.

“ Minari” è un cosiddetto  film indie prodotto dalla Plan B Entertainment di Brad Pitt, ha  già  vinto il  Gran premio della giuria  al Sundance Film Festival  2020,  dove è stato presentato in anteprima,  e il  Golden Globe 2021 come miglior film straniero .