di Mario Pizzoli

Quando un fatto diventa più importante per quello che scatena, piuttosto che per il fatto in sé.


Allora. Siamo fuori da uno stadio e una cronista è intenta a cercare di rendere al telespettatore l’atmosfera e di intervistare qualche tifoso. Non seguo il calcio, ma la partita non deve essere stata granché a vedere la sfilata di tifosi col muso lungo. E comunque è ininfluente ai fini della storia.
Fatto sta che ad un certo punto passa un tifoso e con un gesto plateale, mentre la giornalista parla, le rifila una pacca piuttosto forte sul culo. La reazione della giornalista, prima incredula, non si fa attendere. Altri tifosi l’apostrofano con epiteti piuttosto pesanti.

Fine primo atto.
Il fatto di per se è già degno di cronaca per la doppia inadeguatezza: la molestia sessuale è un reato, e peraltro non aveva altro motivo che non la molestia stessa. Non si tratta di un tifoso incazzato che al microfono ne dice di ogni, ma un uomo che volontariamente, e senza alcun motivo molesta una ragazza per proprio diletto.
I commenti esplodono, soprattutto una volta identificato il molestatore, il quale si difende all’inizio dicendo che non sa cosa gli è preso, ma derubrica il fatto a semplice “goliardia” come da copione. Chissà se da una ragazza che gli da un calcio sulle palle mentre cammina accetterebbe la scusa che si è trattato di “goliardia”, ma vabbé.
Ok, scatta la denuncia per molestie, iniziata dalla giornalista, e si apre un vaso di Pandora.
Perché il fatto divide l’Italia in tanti pezzettini, uno spaccato che evidenzia alcuni “mostri”.
Fine secondo atto
Ieri ero in macchina più tardi del solito, e mi imbatto nella “Zanzara”, programma condotto da Cruciani e Parenzo. Sento distrattamente Cruciani che spara “cazzo” ogni 8 secondi di media, fino a che non capto il pensiero fine di questo signore. Il quale asserisce che (credo in risposta alla domanda del perché in quel crogiolo da Accademia della Crusca del fuori Stadio ci fosse una donna invece che un uomo) le donne nel calcio ci sono sempre state e la ragazza è li perché è “figa, poi magari è anche brava, ma è li perché è un figa”. C’erano tutti i motivi per chiudere la radio (magari non c’erano per aprirla e sentire la zanzara ma ok) quando chiama un’ascoltatrice. Mi immagino per prendere Cruciani a vaffanculi. Esordisce con “Parlo da donna” il che è ovviamente pleonastico e comunque inutile, visto che il fatto da commentare non richiede essere donna o uomo, ma solo essere pensante. Detto questo la signora dice più o meno: Si ok, il fatto è da deprecare perché non va bene, ma la signorina ha fatto tredici, e si vedeva che al primo momento le è piaciuto che un uomo l’abbia apprezzata. Perché ad una donna piace che un uomo l’apprezzi.
Fine terzo atto
Epilogo. La strada è lunghissima, e questo piccolo spaccato dimostra come il problema della molestia abbia radici culturali pesantissime, e coinvolga non solo molestatori maschi, ma anche donne che trovano l’attenzione dell’uomo un motivo di conferma del proprio essere femmina. Se non invertiamo questo modo di pensare non andremo lontano, e troveremo uomini che pensano di essere spiritosi tastando il culo ad una donna, e altre donne che lo trovano divertente perché in fondo la donna deve piacere all’uomo…
Benvenuti nel mesozoico..